Skip to content

Diabete tipo 1 e transizione – AMD elabora il primo PDTA

In Italia circa 250.000 persone, di cui 29.000 minori, convivono con il diabete mellito tipo 1. numeri destinati a crescere nei prossimi anni, per diverse ragioni: predisposizione genetica, fattori ambientali e fenomeni migratori. Per focalizzare l’attenzione sul tema in generale e sul primo PDTA dedicato al “diabete tipo 1 e transizione”, firmato dall’Associazione Medici Diabetologi, il convegno AMD e diabete tipo 1: come valorizzare il percorso di cura ha riunito a Ravenna svariati esperti. In occasione dell’evento, organizzato da Paolo Di Bartolo e dal gruppo di studio Diabete tipo 1 e transizione, abbiamo raccolto i commenti della responsabile scientifica e coordinatrice del gruppo, Giuliana La Penna e di Domenico Mannino e Paolo Di Bartolo, rispettivamente Presidente e Vice Presidente AMD.

a cura di Miryam Ciotola


Dottoressa La Penna, quali i numeri e a che punto è l’assistenza al diabete tipo 1 nel nostro paese?
I dati non sono confortanti: l’incidenza del diabete tipo 1 nei prossimi anni aumenterà del 70% nella fascia 0-29 anni e del 50% nei piccoli fino a 4 anni. E nonostante l’assistenza a tali pazienti sia quella che più di ogni altra contraddistingue il lavoro del diabetologo, oggi nei centri italiani dedicati al diabete le condizioni assistenziali sono ancora in qualche misura “vittime” di sistemi organizzativi perlopiù dedicati al diabete tipo 2.

Eppure esistono centri pediatrici dedicati alla cura del diabete. Qual è il tassello mancante allora?
In passato il diabete tipo 1 era considerato una condizione di pertinenza dei centri pediatrici, dato che colpisce prevalentemente bambini e giovani. I ragazzi però crescono e a partire dai 18 anni devono essere accolti nei centri diabetologici degli adulti in maniera consona. Per garantire che il passaggio avvenga nel modo migliore e tutte le persone con diabete tipo 1 ricevano un’assistenza adeguata alle loro specifiche esigenze, abbiamo redatto il primo Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) dedicato alla gestione di tutte le fasi della patologia, dall’esordio all’anzianità e, tra queste, alla delicata fase della “transizione”.

Quali i passaggi chiave del PDTA?
Abbiamo specificato innanzitutto i requisiti minimi che un centro diabetologico deve avere per prendere in carico questi pazienti, in ogni fase della patologia. Fra i requisiti irrinunciabili: la presenza di un team multidisciplinare, per il quale abbiamo dettagliato l’elenco dei compiti di ogni professionista, l’utilizzo della cartella clinica informatizzata, conoscere e saper impiegare le nuove tecnologie, PDTA dedicato al diabete tipo 1 e l’educazione terapeutica strutturata.

Quale il prossimo passo?
Sarà quello di presentare il PDTA alle Regioni, affinché si attivino per una sua concreta e omogenea applicazione su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo è quello di portare l’attenzione su questa condizione specifica, garantendo ai pazienti le cure migliori, su tutto il territorio nazionale.

Dottor Mannino, potremmo affermare che l’ottima conoscenza e utilizzo delle tecnologie rappresentano il nocciolo del problema?

Non unicamente. Nella pratica clinica quotidiana del diabete tipo 1, il centro diabetologico deve saper impiegare le tecnologie emergenti, conoscere gli ultimi aggiornamenti in tema di pancreas artificiale, ma anche lo scenario delle opzioni non tecnologiche, come le nuove insuline e le terapie non insuliniche orali e iniettive, ed essere strutturato sul fronte dell’educazione terapeutica.

E in merito al PDTA?
Il diabete tipo 1 necessita di percorsi assistenziali articolati e complessi che devono saper includere il coinvolgimento empatico dei pazienti. Grazie al nuovo PDTA, abbiamo finalmente colmato un gap importante, perché non esisteva, a oggi, un documento unitario ed esaustivo in proposito. Questo evento, organizzato dal gruppo AMD Diabete tipo 1 e transizione, ha offerto l’opportunità di presentarlo alla comunità medico-scientifica e di rifare il punto su tutti gli aspetti più salienti nella gestione del diabete tipo 1.

Dottor Di Bartolo, alcune sessioni dell’evento sono state dedicate alle terapie biologiche e geniche. Perché?
È importante, per tutto il team diabetologico di cura, essere costantemente aggiornati sulle nuove ipotesi di cura e sulle ultimissime tecnologie. Ci sono pazienti che iniziano a realizzarsi da soli, “in casa”, il pancreas artificiale e necessitano di adeguato supporto, affinché non commettano errori.

Ma non dobbiamo dimenticare l’ambito relazionale-educativo…
Sì, è fondamentale: discutendo quali siano gli strumenti più adatti per ingaggiare il paziente, rendendolo protagonista del percorso di cura. Il coinvolgimento attivo della persona diabetica, infatti, insieme all’appropriatezza nella scelta terapeutica, è la chiave per conciliare qualità, sostenibilità ed equità delle cure. I diabetici tipo 1 hanno bisogno di un gruppo di professionisti della salute con conoscenze e competenze specifiche, non solo su farmacocinetica e farmacodinamica delle insuline, modalità più innovative di somministrazione della stessa e di misurazione della glicemia o sul più innovativo sistema che si avvicina al pancreas artificiale, ma anche e soprattutto sul piano empatico.


Disponibile online il documento PDTA dedicato al diabete tipo 1 e transizione