Skip to content

L’utilizzo delle statine nella prevenzione primaria di eventi CV e mortalità in una popolazione di anziani con e senza DMT2: i dati di uno studio di coorte retrospettivo

A cura di Alessandra Clerico

1 ottobre 2018 (Gruppo ComunicAzione) – La malattia cardiovascolare (MCV) rappresenta la principale causa di morte nel mondo. La popolazione più anziana è particolarmente a rischio di sviluppo di MCV con un’incidenza e una percentuale di mortalità che risulta essere tre volte più elevata nei soggetti >74 anni. Inoltre, le proiezioni sulla crescita demografica nei paesi sviluppati prevedono che nel 2050 la popolazione con >74 anni rappresenterà più del 10% della popolazione totale. Conseguentemente, la prevenzione della MCV in questo tipo di popolazione rappresenterà quindi una delle maggiori sfide di politica sanitaria dei prossimi decenni.

Con l’obiettivo di valutare se l’uso delle statine in prevenzione primaria possa essere associato a una riduzione degli eventi CV e della mortalità in una popolazione anziana di soggetti con e senza diabete, Rafel Ramos (Institut Universitari d’Investigació en Atenció Primària Jordi Gol, Catalonia, Spagna) e coll. hanno condotto uno studio di coorte retrospettivo che ha analizzato il database dei medici di medicina generale catalani (SIDIAP) dal 2006 al 2013.

Sono stati valutati 46.864 soggetti di età >75 anni (età media di 77 anni; 63% donne; follow-up medio di 5,6 anni) senza MCV aterosclerotica clinicamente riconosciuta. I partecipanti sono stati stratificati per presenza di diabete mellito tipo 2 (DMT2), per non utilizzo o nuovo utilizzo di terapia con statine.

Sono state confrontate l’incidenza di MCV e di mortalità per tutte le cause utilizzando il modello di Cox aggiustato per il propensity score per analizzare l’effetto causale del trattamento con statine sui suddetti endpoint. La relazione dell’età con l’effetto delle statine è stata valutata con approccio categoriale dividendo l’analisi per anziani (75-84 anni) e molto anziani (età ≥85 anni) e con analisi continua.

Tra i soggetti senza DMT2 tra 75-84 anni utilizzatori di statine gli hazard ratio (HR) sono stati di 0,94 (IC 95% 0,86-1,04) per MCV e 0,98 (0,91-1,05) per mortalità per tutte le cause e in quelli con età ≥85 anni di 0,93 (0,82-1,06) e 0,97 (0,90-1,05) rispettivamente. Tra i soggetti con DMT2 tra 75-84 anni utilizzatori di statine gli HR sono stati di 0,76 (0,65-0,89) per MCV e 0,84 (0,75-0,94) per mortalità per tutte le cause e in quelli con età ≥85 anni di 0,82 (0,53-1,26) e 1,05 (0,86-1,28) rispettivamente. Allo stesso modo l’analisi dell’effetto dell’età in scala continua ha confermato la mancanza di un beneficio delle statine su MCV e mortalità per tutte le cause nei soggetti senza DMT2 di età >74 anni. Nei soggetti con DMT2, le statine hanno mostrato un effetto protettivo su MCV e mortalità per tutte le cause, ma tale effetto è risultato ridotto nei pazienti ≥85 anni per scomparire nei nonagenari.

Gli autori concludono che nei soggetti senza DMT2 di età >74 anni l’utilizzo di statine non è associato a una riduzione degli eventi CV e della mortalità per tutte le cause anche quando l’incidenza della malattia CV è significativamente superiore rispetto al rischio per l’uso di statine. In presenza di DMT2, invece, l’utilizzo di statine è significativamente associato a una riduzione dell’incidenza di malattia CV e mortalità per tutte le cause. Tale effetto tuttavia si riduce dopo gli 85 anni e scompare nei soggetti al di sopra dei 90 anni.

Si può quindi concludere che questi dati non sarebbero a favore dell’utilizzo esteso in prevenzione primaria delle statine nella totalità della popolazione anziana o molto anziana, ma suggerirebbero invece il trattamento in una popolazione anziana con DMT2 almeno sino ad 85 anni.


BMJ 2018;362:k3359

PubMed


AMD segnala articoli della letteratura internazionale la cui rilevanza e significato clinico restano aperti alla discussione scientifica e al giudizio critico individuale. Opinioni, riflessioni e commenti da parte degli autori degli articoli proposti non riflettono quindi posizioni ufficiali dell’Associazione Medici Diabetologi.