Paolo Vineis ha una doppia vita e non solo perché insegna sia all'Imperial College di Londra dove ha la cattedra di Epidemiologia ambientale sia Biostatistica all'università di Torino. La sua doppia vita lo vede essere tra i maggiori esperti mondiali di epidemiologia oncologica (soprattutto nel rapporto fra i fattori ambientali e la mutazione genetica nello sviluppo dei tumori) ma è anche impegnato nella riflessione filosofica (ha scritto libri e articoli sul concetto di causa in medicina) e politica (ha al suo attivo diversi libri sul ruolo dei servizi sanitari nazionali ed è stato consulente del PM nel processo alla Enimont di Porto Marghera). Su un fronte e sull'altro ha pubblicato 8 libri, (Vuoi leggere l'elenco dei libri disponibili in italiano? Clicca qui) e 200 articoli scientifici, è stato due volte presidente della Societa Italiana di Epidemiologia ed è docente alla Columbia university.

Una volta la Medicina era fatta di 'sì' e di 'no', insieme a qualche 'non sappiamo'. Oggi i concetti di probabilità e di rischio sono entrato nel modo di ragionare di tutti i medici a ogni livello. Che ruolo ha avuto l'epidemiologia in questo sviluppo?

L'epidemiologia è stata centrale in questo passaggio. In almeno due modi: attraverso lo sviluppo degli studi sulle 'cause' delle malattie, e contribuendo a definire delle 'regole' che permettono di dire se i risultati di una ricerca, per esempio la sperimentazione di un farmaco, sono validi e anche quanto lo sono. Negli anni '30 un trattamento veniva prescritto perché il professor Tizio aveva trovato, in una piccola serie di pazienti, risultati superiori a quelli del professor Caio. In questo modo una malattia poteva avere decine di terapie diverse. Solo alla fine degli anni '40 venne introdotta l'idea di un confronto sistematico fra pazienti, di cui un gruppo veniva trattato con il farmaco da sperimentare e l'altro gruppo con un placebo e i membri dell'uno e dell'altro gruppo venivano scelti a caso.

Non c'è un contrasto insanabile fra la statistica (che si basa su campioni ampi) e la cura dove sono in gioco un medico e soprattutto un paziente? Come risolverlo concettualmente?

Sono d'accordo: per il medico il trasferimento dei risultati delle sperimentazioni randomizzate al singolo paziente è estremamente difficile. Però è proprio applicando in maniera severa concetti nati nell'epidemiologia che oggi è possibile definire l'efficacia di alcune prassi mediche.

L'epidemiologia rischia di essere l'arma attraverso la quale un sistema sanitario nazionale con risorse sempre più scarse nega l'accesso a certe cure. Considerazioni statistiche vengono fatte episodicamente a sostegno di alcune scelte e non di altre. È d'accordo?

In Inghilterra il NICE e altre istituzioni cercano di basare le proprie scelte sulle migliori prove esistenti, secondo i principi della Evidence Based Medicine. Il problema è che non solo spesso mancano le informazioni cliniche pertinenti, ma mancano anche le informazioni economiche o politiche per permettere una decisione soddisfacente in circostanze complesse. Spesso si sottovaluta il fatto che alcuni valori (la qualità della vita, per esempio) non sono facilmente quantificabili e che variano enormemente da una persona all'altra, con implicazioni etiche non indifferenti.

Chi rischia non è né al sicuro né in pericolo. In medicina chi ha un fattore di rischio non è né sano né malato. Siamo quasi tutti o tutti in una condizione di salute più o meno sufficiente. È così?

Penso che effettivamente sia così: il nostro corpo ha in ogni momento un numero elevatissimo di cellule che veicolano mutazioni genetiche (per esempio nella pelle per l'azione dei raggi solari). La distinzione tra sano e malato sembra più una questione di gradi che una dicotomia. Questo ha implicazioni filosofiche e pratiche profonde. Per esempio, un eccesso di screening potrebbe non giovare concretamentre al paziente, visto che qualche alterazione è molto probabile che la troveremo.

Dal concetto di salute sufficiente e di malattia cronica discende anche il fatto che il medico, sempre più spesso, 'cura' ma non 'guarisce'. Come è colto questo dal mondo della sanità?

Mi pare che la nostra socità stia ancora metabolizzando i grandi mutamenti originati dall'introduzione del metodo statistico, e delle filosofie di cura che ne dericano. Dallo sviluppo clamoroso delle tecniche di diagnosi e di medicina predittiva aI confini più sfumati tra malattia e salute, tra malattia cronica e cronicità.


 
Libri di Paolo Vineis in italiano

Elementi di economia sanitaria   Dirindin Nerina; Vineis Paolo; Il Mulino 2004

In buona salute. Dieci argomenti per difendere la sanità pubblica, Vineis Paolo; Dirindin Nerina ; Einaudi 2004

Etica, ambiente e biotecnologie. Un manuale Vineis Paolo; Il Pensiero Scientifico 2003

Nel crepuscolo della probabilità. La medicina tra scienza ed etica, Vineis Paolo; Einaudi 1999

La salute non è una merce. Efficacia della medicina e politiche sanitarie, Vineis Paolo - Capri Stefano; Bollati Boringhieri 1994

L'osservazione medica. Dalla diagnosi precoce alle cause ambientali delle malattie: i nuovi temi della medicina, Vineis Paolo; Garzanti Libri 1991

Manuale di metodologia epidemiologica Vineis Paolo; Duca Piergiorgio; Pasquini Paolo; Carocci 1988