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Diabete.it

Una iniezione ben fatta

Nonostante le iniezioni di insulina la glicemia resta alta? Siete soggetti a inspiegabili ipoglicemie? Avete la sensazione che il vostro diabete sia ‘impazzito’? Forse la causa è semplicissima. Forse non conoscete o non seguite delle regole semplicissime. Adottarle potrebbe istantaneamente ridarvi l’equilibrio glicemico e… emotivo.
Intervista a Sandro Gentile

Intervista a Sandro Gentile

Diabetologo presso il Policlinico della Seconda Università di Napoli, già presidente dell’Associazione Medici Diabetologi e ora coordinatore del gruppo di studio intersocietario AMD-OSDI sulle Tecniche iniettive

Molte persone che usano insulina sono soggette frequentemente a ipoglicemie inspiegabili. Altre (o le stesse persone), nonostante assumano dosi appropriate di insulina, non vedono scendere la loro glicemia. «In un terzo dei casi vi sono davvero delle cause sconosciute o difficili da comprendere», commenta Sandro Gentile, già presidente dell’Associazione Medici Diabetologi e ora coordinatore del Gruppo di Studio Intersocietario AMD-OSDI sulle Tecniche iniettive. «In molti casi la persona – spaventata da un’ipoglicemia – preferisce ‘stare sul sicuro’ autoriducendosi le dosi o ‘saltando’ delle iniezioni per paura dell’ipoglicemia. Ma spesso le ipoglicemie e le emoglobine glicate alte hanno una causa banale: le iniezioni di insulina non vengono fatte nel modo giusto».

Sandro Gentile, diabetologo presso il Policlinico della Seconda Università di Napoli, può citare tantissimi casi di persone diabetiche trattate con insulina che sembravano letteralmente in balia di un diabete impazzito hanno ritrovato l’equilibrio glicemico (e mentale, perché vivere con continui sbalzi glicemici e nella paura costante delle ipoglicemie pesa enormemente sulla qualità di vita) «semplicemente imparando a iniettarsi l’insulina nel modo corretto».

A questo punto chi legge l’articolo vorrà sapere se si sta parlando di lui. «Esiste un modo piuttosto semplice per capire se uno scarso equilibrio glicemico è dovuto a errori nelle iniezioni: basta percorrere attentamente, con lo sguardo e con la mano, le aree generalmente usate per fale le iniezioni. Se si scorge un ‘bozzo’ o una area di pelle dura o poco elastica, quasi ‘gommosa’, allora probabilmente siamo davanti a una ‘lipo’», afferma Gentile che invita comunque a confermare questa ‘autopalpazione’ parlandone con un diabetologo.

Le ‘lipo’ o lipodistrofie si verificano quando le iniezioni di insulina vengono fatte sempre nello stesso punto, magari non cambiando l’ago, che perde affilatura e punta, diventando come un uncino che traumatizza il tessuto sottocutaneo in cui dovrebbe invece penetrare scivolando agevolmente e in modo indolore.

In questi casi sotto pelle invece di uno strato di grasso elastico e ben irrorato dai vasi sanguigni, le ripetute iniezioni di insulina creano un ‘grumo’ di tessuto fibroso, male irrorato e poco permeabile, nel quale l’insulina ristagna.

Iniettata in una lipodistrofia, l’insulina invece di entrare in circolo in modo prevedibile e regolare, ristagna restando nella ‘lipo’ (contribuendo ad aumentarne la massa). La glicemia quindi non si abbassa. Ore o giorni dopo, e per ragioni non sempre chiare, l’insulina ‘intrappolata’ nel tessuto fibroso entra nel sangue tutta in una volta, determinando una ipoglicemia, spesso grave.
Non stiamo parlando di casi rari «È un fatto che più della metà delle persone che usano insulina non riescono a portare la glicemia a livelli accettabili. La letteratura scientifica indica chiaramente che almeno un terzo dei casi la colpa sia di errori nelle tecniche di iniezione», afferma il direttore del Gruppo di Studio AMD-OSDI, secondo il quale un esame delle sedi di iniezione dell’insulina alla ricerca delle ‘lipo’ dovrebbe essere eseguito almeno una volta all’anno, durante le visite ambulatoriali per la ricerca delle complicanze. Infatti, le lipodistrofie rappresentano una complicanza al pari delle altre, presenti dal 30 al 70% delle persone con diabete insulinotrattate, sebbene troppo spesso ignorata.

Le regole da ricordare sono sostanzialmente tre:

  • Primo: non usare aghi troppo lunghi «un ago da 4 millimetri va bene sostanzialmente per ogni tipo di persona: dal bambino all’adulto, magra o grassa che sia», scandisce Gentile.
  • Secondo: non riutilizzare mai lo stesso ago più di una volta: un ago serve per un’iniezione poi si butta via, altrimenti strappa i tessuti.
  • Terzo: cambiare continuamente la sede di iniezione (braccia, cosce, addome, glutei) ed in ogni sede distanziare di due centimetri un’iniezione dall’altra, utilizzando tutta l’area prescelta.

Utilizzare tutto l’addome, dalla base delle costole all’inguine, a destra e a sinistra fino ai fianchi o il braccio o la coscia, usando tutta la superfice raggiungibile a destra e a sinistra. Ognuno scelga il ‘suo sistema’: sul lato destro la mattina e sul sinistro la sera? Va benissimo. Partire ogni settimana dall’alto dell’addome e scendere via via verso il basso? Perfetto. Associare a ogni iniezione del giorno una parte del corpo diversa? Anche questo va bene. Un suggerimento è quello di scegliere ogni volta un punto che disti dal precedente due dita. In questo modo si utilizza tutta l’area di quella sede, facendo trascorrere molto giorni (e molte più iniezioni) prima di ritornare nel punto di partenza.

Quasi tutti hanno letto o ho sentito parlare della ‘rotazione dei siti’. «Ma molti l’hanno dimenticata o non la applicano. C’è chi preferisce fare le iniezioni dove si è già formata una ‘lipo’ perché questi tessuti sono talmente alterati che hanno perso la sensibilità al dolore e quindi l’iniezione risulta meno fastidiosa. Peccato che sia anche inutile o controproducente», nota Gentile il cui gruppo ha fatto inserire un capitolo sulle tecniche di iniezione nella ultima edizione degli Standard di cura AMD SID. Ed è il primo caso al mondo perché in altri documenti di consenso sulla cura del diabete, un vero e proprio capitolo su questo tema manca del tutto.

I Diabetologi, attentissimi agli aspetti più ‘scientifici’ della loro disciplina, hanno in passato un po’ sottovalutato l’importanza delle tecniche di iniezione.

Il lavoro di Sandro Gentile e del suo gruppo ha suscitato quindi grandissimo interesse a livello internazionale ed è stato invitato a redigere articoli e capitoli di libri sulle testate più qualificate. «Siamo riusciti a provare che la mancata aderenza alle tecniche di iniezione comporta costi pesanti per le persone e per la collettività: pensiamo all’insulina sprecata o ai ricoveri in pronto soccorso e alle giornate di lavoro perse, oltre alle complicanze facilitate e anticipate da un controllo glicemico peggiore del previsto», conclude Sandro Gentile. Tutto per colpa di un ‘buco’ fatto nel punto sbagliato!