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La salute del paese: l’Annuario ISTAT 2017

Dall’Annuario 2017 dell’ISTAT lo spaccato della sanità e della salute del nostro paese: dati epidemiologici, cause di morte e malattia, cronicità, stili di vita… Tutto ciò che dovremmo sapere.

A cura di Marco Gallo


Marco Gallo

8 gennaio 2018 – Da 140 anni l’ISTAT rende annualmente disponibile un resoconto sullo stato del paese. L’Annuario Statistico Italiano, offrendo un puntuale e articolato ritratto dell’Italia e delle sue regioni, costituisce un’autorevole e preziosa fonte di informazioni per esperti, policy maker e cittadini. Oltre a fornire uno spaccato sullo stato complessivo dello Stivale, attraverso il confronto con gli anni precedenti consente di documentare le trasformazioni e l’evoluzione ambientale e sociodemografica in atto.
L’edizione 2017 dell’Annuario, pubblicata a fine dicembre scorso e composta da 24 volumi, presenta i dati relativi al 2016 confrontandoli con quelli dei 4 anni precedenti. Di seguito, alcune informazioni desumibili dal volume 4, relative a Sanità e salute.

Offerta di assistenza
Nel periodo 2013-2015 il numero di medici di medicina generale è leggermente calato (-1,2%), così come si è ridotto quello dei posti letto ospedalieri. A questo proposito, va ricordato come la necessità di raggiungere un equilibrio tra il ruolo dell’ospedale e quello dei servizi territoriali nell’assistenza sanitaria, adeguandosi agli stretti vincoli finanziari, abbia imposto – a partire dal 2012 – una riorganizzazione della rete ospedaliera con la riduzione dei posti letto per la degenza ordinaria. In particolare, sono stati fissati dei parametri di riferimento con un tasso di ospedalizzazione massimo di 160 per 1000 abitanti (di cui il 25% per i ricoveri diurni), un numero massimo complessivo di posti letto di 3,7 per 1000 abitanti (comprensivi di 0,7 posti letto per 1000 abitanti per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie) e un conseguente adeguamento dell’organico operante presso i presidi ospedalieri pubblici. Di conseguenza, il numero di posti letto ospedalieri è sceso, negli ultimi otto anni (2007-2015), da 3,8 a 3,2 posti per 1000 abitanti, con una contrazione che ha riguardato principalmente i posti letto ordinari per acuti. Viceversa, nel biennio 2013-2015 si è assistito a un lieve aumento di posti letto nelle strutture di assistenza residenziale (+4,4%), seppur con importanti disparità fra Nord e Sud, con valori per le regioni settentrionali decisamente più elevati rispetto a quelli del Mezzogiorno. Il dato complessivo è incoraggiante, seppur ancora insufficiente e disomogeneo.
Parallelamente, malgrado l’invecchiamento della popolazione, negli ultimi 5 anni i ricoveri e le dimissioni ospedaliere per acuti sono progressivamente diminuiti, a indicare un maggior coinvolgimento delle strutture sanitarie territoriali (e, probabilmente, sempre più elevati oneri assistenziali per le famiglie, supportate da badanti e caregiver).

Stato di salute
Le malattie del sistema circolatorio e i tumori si confermano le due principali cause sia di ricovero (rispettivamente: 14,3 e 11,0% dei casi totali) e di morte, in Italia (vedi la Figura qui sotto). Il 66% dei decessi è infatti attribuibile a queste condizioni, seppur con una rilevanza diversa tra i due generi nelle varie fasce d’età. In particolare, prima degli 80 anni i tumori detengono il primato tra le cause di decesso per entrambi i sessi, mentre successivamente prevalgono le patologie del sistema circolatorio. Tuttavia tra le donne di età più avanzata, il peso delle malattie del sistema circolatorio rispetto ai tumori è nettamente più rilevante che tra gli uomini della stessa età, tanto da farle risultare la prima causa delle morti femminili nel complesso.

Nel 2016, ha espresso un giudizio positivo sul proprio stato di salute il 70,1% della popolazione (74% degli uomini e 66% delle donne). Il dato, stabile rispetto al 2015, mostra una flessione progressiva all’aumentare dell’età, scendendo al 42,6% nella fascia 65-74 anni e raggiungendo il 24,0% tra gli ultra settantacinquenni. A parità di età, già a partire dai 45 anni emergono nette le differenze di genere (a vantaggio degli uomini) e di zona territoriale di residenza (a vantaggio del Nord-Est). A conferma del buon livello di salute percepita, è confortante registrare una riduzione dei suicidi negli ultimi due decenni (scesi da 8,1 a 6,8 ogni 100.000 abitanti), per entrambi i sessi e in tutte le fasce d’età.

Malattie croniche
Aumenta, rispetto alle edizioni precedenti, la prevalenza di residenti in Italia che dichiarano di essere affetti da almeno una delle principali patologie croniche (39,1%; +0,8% rispetto al 2015): un dato atteso, considerato il progressivo invecchiamento della nostra popolazione. Malgrado ciò, il 42,3% di questi soggetti ha dichiarato di percepirsi in “buona salute”. Limitando l’analisi alle fasce d’età più avanzate, il tasso aumenta dal 53,0% per la classe 55-59 anni all’85,3% tra gli “over 75”. La percentuale complessiva di individui che ha dichiarato di essere affetto da due o più patologie croniche è del 20,7% (in aumento rispetto al 2015), raggiungendo peraltro i due terzi della popolazione tra gli ultra settantacinquenni. Anche per questi dati emerge uno svantaggio del sesso femminile. Tra le patologie croniche più diffuse, l’ipertensione arteriosa occupa la prima piazza (17,4%) e il diabete la sesta posizione (5,3%). Già a partire dai 55 anni, la metà della popolazione (per entrambi i sessi) ha affermato di assumere abitualmente farmaci, sfiorando il 90% dopo i 75 anni.

Stili di vita
Le abitudini alimentari degli Italiani si mantengono legate al modello tradizionale: il pranzo costituisce il pasto principale per oltre il 66% della popolazione (molto spesso consumato a casa, specie nel Sud e nelle Isole) e l’81,7% dei residenti assume una colazione che può essere definita “adeguata” (latte e cibi solidi oltre a tè e caffè). Questi comportamenti salutari sono una consuetudine più femminile che maschile, ma anche molto diffusa tra i bambini. Stabile, rispetto al 2015, la quota di popolazione che dichiara di fumare (19,8%: 24,8% degli uomini e 15,1% delle donne), ma va osservata una riduzione di oltre due punti percentuali dal 2012 al 2015. La consuetudine al fumo è più diffusa nella fascia di età tra i 25-34 anni tra i maschi, e in quella 55-59 anni tra le femmine.

In sintesi
Complessivamente, il quadro che emerge dall’Annuario è quello di un paese che sta dignitosamente invecchiando e contemporaneamente facendo fronte alle sempre più limitate risorse finanziarie, che non rinuncia alle proprie tradizioni alimentari, che fatica a superare le consuete disomogeneità territoriali e di genere, ma che – malgrado tutto – conserva una buona percezione delle proprie condizioni sanitarie e assistenziali: forse anche merito della classe sanitaria.