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Associazione tra pressione arteriosa e eventi avversi renali nel diabete di tipo 1

A cura di Enrico Pergolizzi

6 febbraio 2017 (Gruppo ComunicAzione) – Attualmente, le linee-guida del Joint National Committee e dell’American Diabetes Association raccomandano un target di pressione arteriosa (BP) <140/90 mmHg per tutti gli adulti affetti da diabete, indipendentemente dal tipo. Tuttavia, i dati di letteratura si basano principalmente su studi eseguiti sul diabete di tipo 2 (DMT2) ma gli eventi avversi possono essere diversi perché, in genere, la popolazione affetta da diabete di tipo 1 (DMT1) ha una insorgenza di malattia in età molto più giovane, l’ipertensione è meno frequente al momento della diagnosi e la fisiopatologia delle complicanze può essere diversa nelle due popolazioni.

Studi prospettici precedenti sul DMT1 hanno suggerito che bassi livelli di pressione arteriosa (PA) (<110-120/70-80 mmHg) al basale dello studio sono stati associati con un minor rischio di eventi avversi renali, compresa la microalbuminuria. In uno studio di intervento con antipertensivi, il raggiungimento di un target più basso di PA media (PAM) <92 mmHg (corrispondente a circa 125/75 mmHg) ha portato ad una significativa riduzione della proteinuria rispetto a un obiettivo di PAM di 100-107 mmHg (corrispondenti a circa 130-140/85-90 mmHg). Pertanto, è plausibile che abbassare il target di PA (<120/80 mmHg) possa ridurre il rischio di importanti esiti renali, come la proteinuria, nei pazienti con DMT1 e possa fornire un vantaggio sinergico con il controllo glicemico intensivo sugli outcome renali. Tuttavia, vi sono pochi studi che hanno esaminato l’associazione tra i livelli di PA nel corso del tempo e il rischio di esiti renali più avanzati, come la fase III della malattia renale cronica (MRC) o la malattia renale allo stadio terminale (ESRD), durante un follow-up a lungo termine.

Elaine Ku (San Francisco, CA; USA) e coll. hanno condotto uno studio, pubblicato sulla rivista Diabetes Care, per determinare se esista un’associazione tra più bassi livelli di PA e il rischio di nefropatia diabetica più avanzata, definita come macroalbuminuria o stadio III MRC, all’interno di un contesto di diverse strategie di trattamento dell’iperglicemia, utilizzando i dati del Diabetes Control and Complications Trial (DCCT). Sono stati inclusi 1441 partecipanti con DMT1 di età compresa tra 13 e 39 anni che erano stati precedentemente randomizzati al trattamento glicemico intensivo o convenzionale nel DCCT.

I risultati includevano la macroalbuminuria (>300 mg/24 ore) o lo stadio III MRC (identificata da una velocità di filtrazione glomerulare stimata, eGFR, <60 ml/min/1,73 m2). Nel periodo medio di follow-up di 24 anni, ci sono stati 84 casi di stadio III MRC e 169 casi di macroalbuminuria. Nei modelli aggiustati, la PA sistolica nel range <120 mmHg è stata associata con un rischio più basso di macroalbuminuria (IC 95% 0,37-0,95) e stadio III MRC (IC 95% 0,14-0,75) rispetto a una PA sistolica tra 130 e 140 mmHg. Allo stesso modo, una PA diastolica nel range <70 mmHg è stata associata con un rischio più basso di macroalbuminuria (IC 95% 0,44-1,18) e stadio III MRC (IC 95% 0,21-1,05) rispetto a una PA diastolica tra 80 e 90 mmHg. Non è stata evidenziata alcuna interazione tra la PA e la strategia di trattamento glicemico precedentemente assegnata nel DCCT (tutti p >0,05).

In conclusione, nel DMT1 una PA più bassa (<120/70 mmHg) è stata associata con un rischio notevolmente inferiore di eventi avversi renali, indipendentemente dalla strategia di trattamento glicemico. Saranno sicuramente utili dei trial di intervento per meglio stabilire se l’obiettivo di PA attualmente raccomandato (140/90 mmHg) sia troppo elevato per garantire una protezione renale ottimale nel DMT1.


Diabetes Care 2016;39(12):2218-24

PubMed