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Basse dosi di aspirina per la prevenzione primaria di eventi cardiovascolari nei pazienti con diabete di tipo 2. Follow-up a 10 anni di uno studio randomizzato controllato

A cura di Enrico Pergolizzi

27 marzo 2017 (Gruppo ComunicAzione) – Il diabete mellito (DM) è un importante fattore di rischio per eventi cardiovascolari (CV) a causa anche di una esagerata attivazione e aggregazione piastrinica.

Le linee-guida pubblicate nei primi anni 2000 raccomandavano l’uso di aspirina a basso dosaggio in prevenzione primaria nei pazienti con DM di una certa età o in presenza di concomitanti fattori di rischio CV. Tali indicazioni si basavano però quasi esclusivamente sui risultati di studi clinici randomizzati in volontari sani, in pazienti con ipertensione e in prevenzione secondaria dopo infarto miocardico, mentre erano poche le prove a supporto di un utilizzo nei pazienti con DM.

Per questo motivo è stato condotto il trial JPAD (Japanese Primary Prevention of Atherosclerosis With Aspirin for Diabetes), ovvero per valutare l’efficacia dell’aspirina a basso dosaggio nella prevenzione primaria di eventi CV.

A partire dal 2002 sono stati arruolati e studiati 2539 pazienti giapponesi con DM tipo 2 (DMT2) e senza preesistente malattia CV. I pazienti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere aspirina (81 o 100 mg al giorno; gruppo aspirina) o a non riceverla (gruppo no aspirina). Nel 2008, dopo un follow-up mediano di 4,4 anni, sono stati riportati i risultati che hanno mostrato come non vi era un aumento degli eventi avversi come l’ictus emorragico o il sanguinamento gastrointestinale ma i risultati di efficacia non erano statisticamente significativi.

Yoshihiko Saito (National Cerebral and Cardiovascular Center, Suita, Osaka, Giappone) e coll. hanno quindi voluto prolungare il follow-up fino al 2015, cercando di non variare la terapia che era stata precedentemente assegnata. Gli endpoint primari erano gli eventi CV, tra cui morte improvvisa, malattia coronarica fatale o non fatale, ictus fatale o non fatale e malattia vascolare periferica. Per l’analisi di sicurezza sono stati analizzati gli eventi emorragici che includevano sanguinamento gastrointestinale, ictus emorragico e sanguinamento da altri siti. L’analisi primaria è stata condotta per gli eventi CV tra i pazienti che hanno conservato la loro terapia iniziale (una coorte per-protocol). Le analisi su una coorte intention-to-treat sono state condotte per gli eventi emorragici. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Circulation.

Il periodo mediano di follow-up è stato di 10,3 anni; 1621 pazienti (64%) sono stati seguiti per tutto lo studio; 2160 pazienti (85%) hanno mantenuto la loro terapia iniziale. Basse dosi di aspirina non riducono gli eventi CV nella coorte per-protocol (HR, 1.14; IC 95%, 0,91-1,42).

Il modello di Cox aggiustato per età, sesso, controllo glicemico, funzione renale, abitudine al fumo, ipertensione e dislipidemia ha mostrato risultati simili (HR, 1,04; IC 95%, 0,83-1,30), senza eterogeneità di efficacia nelle analisi dei sottogruppi stratificati per ciascuno di questi fattori (interazione totale p >0,05). Il sanguinamento gastrointestinale si è verificato in 25 pazienti (2%) nel gruppo trattato con aspirina e 12 (0,9%) nel gruppo no aspirina (p = 0,03); l’incidenza di ictus emorragico non era differente tra i due gruppi.

In conclusione, il trattamento con basse dosi di aspirina per la prevenzione primaria di eventi CV in pazienti con DMT2 non ha apportato alcun beneficio significativo e, inoltre, ha causato un aumento del rischio di sanguinamento gastrointestinale.


Circulation 2017;135:659-70

PubMed