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IMPACT OF DIABETES DRUGS ON CARDIOVASCULAR AND RENAL DISEASE IN TYPE 2 DIABETES

Indice congresso    venerdì 2 febbraio    sabato 3 febbraio   

 

 

La malattia cardiovascolare è la prima causa di morte nei pazienti con diabete mellito (DM); il 65% dei pazienti diabetici tipo 2 muore per cardiopatia ischemica o stroke. Un paziente diabetico adulto ha una probabilità doppia di soffrire di malattia cardiovascolare rispetto a un non diabetico. È quindi ampiamente noto che le complicanze cardiovascolari costituiscono il maggior problema del diabete e la prevenzione delle malattie cardiovascolari è uno dei principali obiettivi del trattamento a lungo termine del diabete mellito tipo 2.

L’aspettativa comune è sempre stata quella di poter contare su farmaci che da un lato assicurassero un ottimale controllo glicemico e dall’altro garantissero anche una certa protezione cardiovascolare. Queste attese sono state fino a poco tempo fa vane. Non solo, ma nel caso di alcuni farmaci, vedi rosiglitazone, sarebbe addirittura emersa una certa
pericolosità legata al suo uso. Il caso del rosiglitazone non sembra isolato, tanto è vero che negli ultimi anni diverse segnalazioni suggeriscono di essere molto cauti con due classi di farmaci, sulfaniluree e glinidi, che pure sono largamente usate da decenni.

Negli ultimi anni si è assistito a una vera e propria esplosione di nuove classi di farmaci antidiabetici, che hanno meccanismi d’azione molto diversi tra loro e a volte potenzialmente sinergici. Motivo per cui la classe medica ha bisogno di conoscere i potenziali rischi ma anche i potenziali benefici cardiovascolari legati a questi nuovi farmaci. I risultati dei recenti CVOTs hanno dimostrato che i nuovi farmaci disponibili per il trattamento del diabete tipo 2 sono sicuri sul cuore e alcuni di essi hanno dimostrato benefici nella riduzione della nefropatia diabetica e sul cardiovascolare.

Lo scopo di questo convegno è stato fare il punto sugli aspetti di sicurezza e/o benefici di questi farmaci con specialisti cardiologi e nefrologi e valutare insieme se le evidenze dei recenti CVOTs si debbano tradurre nella scelte terapeutiche nella pratica clinica.


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