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Utilizzo del CGM durante la gravidanza in donne con DMT1: vantaggi per la mamma e il bambino con riduzioni delle escursioni glicemiche ma minime variazioni di HbA1c

Highlights EASD 2017

A cura di Emanuela Zarra

30 settembre 2017 (Gruppo ComunicAzione) – All’EASD 2017 un gruppo di ricercatori della University of Toronto (Canada) guidato da Denice S. Feig ha presentato i risultati dello studio CONCEPTT, contemporaneamente pubblicati online sulla rivista The Lancet, ottenuti utilizzando il monitoraggio in continuo della glicemia (continuous glucose monitoring, CGM) in donne con diabete tipo 1 (DMT1), in gravidanza, dimostrando vantaggi sia per la mamma sia per il bambino.

Il gruppo canadese ha randomizzato un totale di 325 donne con DMT1 provenienti da 31 ospedali del Nordamerica (Canada e USA) e dell’Europa (Inghilterra, Scozia, Spagna, Italia, Irlanda), già in gravidanza o che la stessero programmando, valutate in trial distinti, ma paralleli. Le donne sono state divise in due gruppi, uno che utilizzava il CGM e l’altro(gruppo di controllo)  il classico automonitoraggio glicemico capillare (self-monitoring of blood glucose, SMBG). Tutte le donne sono state trattate con uno schema di terapia insulinica intensiva, tramite iniezioni multiple di insulina o tramite pompa insulinica. I criteri di esclusione includevano una nefropatia severa o altre patologie che ne impedivano il reclutamento. La randomizzazione è stata preceduta da un breve periodo di run-in effettuato durante la fase open-label dello studio e in cui tutte le partecipanti hanno utilizzato il CGM in modalità retrospettiva per 6 giorni, effettuando l’SMBG durante le 24 ore.

Le mamme che hanno utilizzato il CGM durante la gravidanza hanno trascorso complessivamente meno tempo in iperglicemia rispetto alle mamme che non hanno utilizzato il monitoraggio o che hanno utilizzato l’SMBG (27 vs. 32%; p = 0,0279), hanno sottolineato i ricercatori. Analogamente, durante tutta la gravidanza, le donne gravide che hanno utilizzato il CGM hanno mantenuto i valori di glicemia nel target raccomandato (63,1-140,5 mg/dl) per un tempo maggiore rispetto alle donne che non lo hanno utilizzato (68 vs. 61%; p = 0,0034).

Le mamme non sono però state le uniche a beneficiare dei vantaggi dell’uso del CGM. I bambini nati dalle mamme che lo hanno utilizzato hanno avuto una minore crescita fetale rispetto all’età gestazionale se confrontati con i nati dalle madri che non lo hanno utilizzato (OR 0,51, IC 95% 0,28-0,90, p = 0,021). Inoltre, il tempo di osservazione che l’unità di terapia intensiva neonatale aveva stabilito per i nati da mamme con DMT1 (>24 ore) è risultato diminuito (OR 0,48, 0,26-0,86; p = 0,0157); infine, è stato osservato anche un minor rischio di ipoglicemia neonatale (OR 0,45, 0,22-0,89; p = 0,025). In conclusione, i bambini nati dalle madri che hanno utilizzato il CGM hanno ridotto di 1 giorno la permanenza in ospedale (p = 0,0091).

Dopo 34 settimane di gestazione i dati hanno evidenziato una differenza lieve, ma statisticamente significativa, tra i due gruppi, sulla modifica dei valori di HbA1c rispetto al valore di partenza, a vantaggio del gruppo che utilizzava il CGM (differenza media -0,19 % IC 95% 0,34-0,03; p = 0,020). Tuttavia, tale risultato non risultava sufficientemente forte poiché non raggiungeva il valore soglia prestabilito per ottenere una differenza clinicamente valida, ossia lo 0,5% a 34 settimane di gravidanza. Inoltre, entrambi i gruppi erano sovrapponibili sia in relazione al tempo trascorso in ipoglicemia (3 vs. 4%, p = 0,10), sia al numero di episodi di ipoglicemia grave (18 CGM, 21 gruppo di controllo), situazione che Satish K. Garg, MD (University of Colorado, Denver; USA) e Sarit Polsky, MD (UC Health, Aurora; USA), nel loro editoriale di commento apparso sempre su Lancet hanno definito come “sconfortante da osservare”.

Tra le donne che hanno partecipato allo studio, gli eventi avversi gravi sono stati sovrapponibili tra i due gruppi (7% gruppo con CGM, 5% gruppo di controllo), mentre gli eventi avversi complessivi sono stati leggermente più elevati tra chi utilizzava il CGM, dovuti soprattutto alle reazioni cutanee nella sede di inserzione del sensore (48% gruppo con CGM, 40% gruppo di controllo). Non sono state riscontrate differenze significative nei gruppi che hanno programmato la gravidanza, valutate a 24 settimane o al concepimento.

“I risultati dello studio CONCEPTT hanno dimostrato, nelle mamme che hanno utilizzato il CGM, una riduzione significativa della crescita dei neonati per età gestazionale e una riduzione del tempo di ricovero nell’unità di terapia intensiva neonatale; tali risultati sono paragonabili a quelli ottenuti dagli studi condotti su popolazioni di donne non gravide, ma che hanno utilizzato il CGM” hanno commentato Garg e Polsky. I quali hanno aggiunto che le società scientifiche degli ostetrici e degli endocrinologici dovrebbero analizzare i risultati di questo studio e “prenderli in considerazione per rivedere le proprie raccomandazioni e linee-guida”.

Secondo Feig e colleghi, è necessario trattare solo 6 donne con CGM per prevenire la nascita di un bambino con un peso superiore al 90% per l’epoca gestazionale e un ricovero in unità di terapia intensiva neonatale e trattare solo 8 donne con CGM per prevenire un grave episodio di ipoglicemia neonatale.


Note
Lo studio è stato supportato da un grant della Juvenile Diabetes Research Foundation (JDRF) e della JDRF Canadian Clinical Trial Network. Medtronic ha fornito i sensori e il sistema CGM a presso ridotto. Helen Murphy ha condo una ricerca indipendente grazie al sostegno del National Institute for Health Research.

Fonti
Feig D, et al. Continuous glucose monitoring in pregnant women with type 1 diabetes (CONCEPTT): a multicentre international randomised controlled trial. The Lancet 2017; DOI: 10.1016/S0140-6736(17)32400-5

Garg SK, Polsky S. Continuous glucose monitoring in pregnant women with type 1 diabetes. The Lancet 2017; DOI: 10.1016/ S0140-6736(17)32449-2.