Protezione renale nelle persone con diabete tipo 1: il ruolo del finerenone
Punti chiave
Domanda: Qual è il ruolo del finerenone nella terapia delle persone con diabete tipo 1 e malattia renale cronica?
Risultati: Recentemente è stato pubblicato il FINE-ONE, un trial clinico randomizzato in doppio cieco e controllato con placebo, condotto su 242 adulti con diabete tipo 1 e malattia renale cronica randomizzati a ricevere finerenone o placebo. Dopo 6 mesi di trattamento la mediana dell’albuminuria è passata da 574,6 a 373,5 mg/g nel gruppo finerenone e da 506,4 a 475,6 mg/g nel gruppo placebo. La variazione media è stata -34% con finerenone e -12% con placebo, corrispondente a una riduzione maggiore del 25% rispetto al placebo (p <0,001). I principali eventi avversi sono stati l’iperkaliemia, che ha colpito il 10,1% del gruppo finerenone rispetto al 3,3% del gruppo placebo, e la riduzione media di eGFR che a 6 mesi è risultata del -5,6 ml/min/1,73 m² nel gruppo finerenone rispetto al -2,7 ml/min/1,73 m² del gruppo placebo, con una differenza massima a 6 mesi di -2,9 ml/min/1,73 m².
Significato: Il finerenone rappresenta un’opzione terapeutica concreta per la gestione della malattia renale cronica anche nelle persone con diabete tipo 1, una popolazione ad alto rischio che fino a oggi presenta poche alternative farmacologiche efficaci oltre agli inibitori del sistema renina-angiotensina. I risultati dello studio suggeriscono un profilo beneficio-rischio favorevole necessitante di uno stretto monitoraggio della potassiemia e del eGFR per garantire sicurezza e ottimizzare i benefici.
31 marzo 2026 (Gruppo ComunicAzione) – A cura di Olimpia Iacono
CHE COSA SI SA GIÀ? La malattia renale cronica (MRC) rappresenta una complicanza microvascolare comune nel diabete tipo 1 (DT1) e tipo 2 (DT2). SGLT2i, semaglutide e finerenone sono studiati per rallentarne la progressione nel DT2, ma mancano dati sufficienti riguardo alla loro efficacia nel DT1.
Il trattamento della MRC nelle persone con DT1 prevede l’intervento sullo stile di vita, sul controllo glicemico e sulla pressione arteriosa utilizzando gli inibitori del sistema renina-angiotensina (RAS), che non arrestano completamente la progressione della MRC dovuta a un’iperattivazione del recettore dei mineralcorticoidi con eccesso di aldosterone (incremento della ritenzione sodio-idrica, infiammazione e fibrosi).
Nel recente studio prospettico di fase 3 FINE-ONE (Finerenone Efficacy and Safety in Chronic Kidney Disease and Type One Diabetes) sono state esaminate l’efficacia e la sicurezza del finerenone, antagonista non steroideo del recettore dei mineralcorticoidi con provato beneficio nelle persone con DT2 e MRC, anche in quelle con DT1 e MRC.
QUALI SONO LE NUOVE EVIDENZE? I risultati del FINE-ONE sono stati recentemente recntemente pubblicati sul New England Journal of Medicine da Hiddo JL Heerspink (Dept. of Clinical Pharmacy and Pharmacology, University Medical Center, Groningen, Netherlands) e colleghi. Si tratta di un trial clinico randomizzato in doppio cieco e controllato con placebo, condotto su 242 adulti (età >18 anni) con DT1, MRC (eGFR 25-90 ml/min/1,73 m²), albuminuria (albumina/creatinina urinario tra 200 a <5000 mg/g) da almeno 3 mesi, HbA1c <10% e K ≤4,8 mmol/l, in trattamento con ACEi/ARB almeno da un mese.
Dallo studio pazienti sono stati esclusi soggetti con MRC imputabile ad altre cause, pregresso trapianto renale, scompenso cardiaco e uso recente di SGLT2i o GLP-1 RA.
Disegno dello studio. I partecipanti sono stati randomizzati in rapporto 1:1 a ricevere finerenone (20 mg/die se eGFR ≥60 ml/min/1,73 m²; 10 mg/die se eGFR da ≥25 a <60 ml/min/1,73 m²) o placebo e lo studio è stato sospeso quando K >5,5 mmol/l per 72 ore e sua ripresa al dosaggio di 10 mg/die quando K ≤5,0 mmol/l. L’endpoint primario dello studio, basato su studi pregressi condotti su persone con DT2 e MRC in cui finerenone determinava una riduzione dell’albuminuria e del rischio di eventi renali e cardiovascolari, prevedeva la variazione relativa dell’albuminuria rispetto al valore basale, calcolata come media delle variazioni osservate nei 6 mesi di trattamento. Gli endpoint secondari di sicurezza includevano eventi avversi (anche gravi) con attenzione particolare all’iperkaliemia (K >5,5 mmol/l). Altri endpoint secondari comprendevano variazioni di eGFR, pressione arteriosa e potassio sierico nel tempo.
Risultati chiave a 6 mesi:
- Albuminuria: nel gruppo trattato con finerenone il rapporto albumina/creatinina mediano è passato da 574,6 a 373,5 mg/g, nel gruppo trattato con placebo da 506,4 a 475,6 mg/g. La variazione media è stata -34% con finerenone e -12% con placebo, corrispondente a una riduzione maggiore del 25% rispetto al placebo (p <0,001).
- Eventi avversi: sono risultati simili tra i gruppi (47,1% finerenone vs 49,2% placebo) con eventi gravi: 11,8 vs 11,5%. L’iperkaliemia è stata del 10,1% nel gruppo trattato con finerenone rispetto al 3,3% di quello con
- La riduzione media di eGFR a un mese è stata del -2,8 ml/min/1,73 m² e a 6 mesi del -5,6 ml/min/1,73 m² nel gruppo con finerenone e di -0,8 ml/min/1,73 m² e -2,7 ml/min/1,73 m² in quello trattato con placebo, con differenza massima a 6 mesi di -2,9 ml/min/1,73 m², valori di eGFR rientrati ai livelli basali entro 30 giorni dalla sospensione.
- Tra i gruppi sono state osservate minime variazioni della pressione arteriosa, di HbA1c e del peso corporeo.
Limiti principali dello studio:
- La breve durata (6 mesi), che non ha permesso di valutare la progressione del danno renale a lungo termine.
- L’uso di un biomarcatore quale l’albuminuria molto elevata al basale con risultati non generalizzabili su persone con DT1 e albuminuria lieve o intolleranti ad ACEi/ARB.
- Popolazione prevalentemente maschile.
COMMENTO E SPUNTI PER LA PRATICA CLINICA. Nel FINE-ONE, studio clinico di breve durata, il finerenone ha ridotto significativamente l’albuminuria nei pazienti con DT1 e MRC, con un profilo di sicurezza coerente con quanto noto nel DT2 e con iperkaliemia come principale evento avverso da monitorare.
Nella pratica clinica finerenone potrebbe essere considerato in aggiunta a ACEi o ARB in persone con DT1 e albuminuria persistente integrando in futuro altre terapie nefroprotettive emergenti, come gli SGLT2i quando disponibili dati specifici su una popolazione più ampia di persone con DT1.
LEGGI L’ABSTRACT ORIGINALE: N Engl J Med 2026 Mar 5;394(10):947-57
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