Skip to content

Avanzamenti nella cura del diabete tipo 2: il ruolo del monitoraggio glicemico continuo in persone non insulino-trattate

Punti chiave

Domanda: Il monitoraggio glicemico continuo migliora la gestione clinica delle persone con diabete tipo 2 non insulino-trattate?

Risultati: Una panoramica delle pubblicazioni scientifiche recenti ha individuato 4 metanalisi, 5 trial clinici randomizzati, 3 studi pilota e 10 studi retrospettivi mirati. Le metanalisi confermano i benefici clinici dell’utilizzo del CGM nel diabete tipo 2 (riduzione dell’emoglobina glicata da -0,68 a -1%), anche in assenza di insulina o trattamenti a rischio di ipoglicemia. Tali benefici sono paragonabili a quelli ottenuti con alcune terapie farmacologiche e si accompagnano a un ridotto utilizzo di risorse sanitarie alto-spendenti (-30% degli accessi in pronto soccorso e delle ospedalizzazioni).

Significato: In accordo con le raccomandazioni degli Standards of Care in Diabete ADA 2026 e l’ultimo aggiornamento delle linee-guida italiane SID-AMD (ottobre 2025), decisori e diabetologi dovrebbero essere consapevoli dei benefici clinici che i dispositivi CGM possono apportare alle persone con diabete e incoraggiarne l’utilizzo, a prescindere dal tipo di trattamento farmacologico, nei limiti di appropriatezza e sostenibilità.


7 aprile 2026 (Gruppo ComunicAzione) – A cura di Marina Valenzano

CHE COSA SI SA GIÀ? Il sensore per il monitoraggio glicemico continuo (CGM, continuous glucose monitoring) è ormai un “must have” (indispensabile) per le persone con diabete tipo 1 (DT1) o tipo 2 (DT2) in trattamento insulinico, a prescindere dallo schema terapeutico (dalla sola basale al regime basal-bolus).

I benefici osservati sull’andamento glicemico sono stati tali da indurre gli autori degli Standards of Care dell’American Diabetes Association a consigliarne l’uso anche nei soggetti che non assumono insulina, come recita la raccomandazione 7.1 dell’edizione 2026 (ma già presente nella precedente versione del 2025): “I dispositivi per la cura del diabete dovrebbero essere offerti alle persone con diabete” (grado della raccomandazione: A) [1]. Gli Standards prevedono altresì una selezione della tipologia di dispositivo e un approccio personalizzato sulla base delle condizioni cliniche, circostanze, preferenze e abilità individuali (raccomandazione 7.2). Analogamente, anche le linee-guida italiane SID-AMD sono state aggiornante nell’ottobre 2025, relativamente al punto 6 che raccomanda l’utilizzo del CGM nel DT2 in trattamento insulinico (R 6.2) e in trattamento farmacologico non insulinico, soprattutto con HbA1c >7% (R 6.3) [2].

Nonostante ciò, le compagnie assicurative statunitensi non garantiscono una copertura economica adeguata all’impiego massivo dei dispositivi e anche i sistemi sanitari universalistici e finanziati dalla fiscalità generale (come quello italiano) rimborsano la fornitura dei sensori glicemici solamente per le persone trattate con l’insulina e/o a rischio di ipoglicemia.

QUALI SONO LE NUOVE EVIDENZE? Una nuova revisione narrativa delle prove a oggi disponibili – recentemente pubblicata su Diabetes, Obesity and CardioMetabolic Care da James R. Gavin III (Healing Our Village, Inc., Atlanta, GA; Centers for Health Promotion, LLC, Coral Springs, FL; USA) e Naunihal Virdi (Abbott Diabetes Care, Alameda, CA; USA) [3] – ha raccolto le pubblicazioni scientifiche specificamente mirate all’utilizzo del CGM nelle persone con DT2 in trattamento non insulinico. Sono stati considerati: 4 metanalisi (2024-2025), 5 trial clinici randomizzati open-label vs controllo della glicemia capillare (2020-2024), 3 studi pilota (2021-2025) e 10 studi retrospettivi. L’età media riportata dai diversi studi relativamente ai soggetti arruolati era compresa tra i 50 e i 60 anni, la durata media di diabete tra i 5 e i 14 anni, i valori basali di HbA1c da 7,8 a 9,8%.

Per quanto riguarda i parametri metabolici, i benefici sono stati confermati (con una riduzione di HbA1c da 0,6 a 1% nei primi 6 mesi), nonostante l’eterogeneità dei metodi degli studi considerati, e in modo paragonabile a quanto si osserva generalmente con l’aggiunta di un farmaco euglicemizzante, ma senza effetti collaterali di rilievo. Inoltre, tali benefici sono stati mantenuti negli studi più duraturi (12 mesi), probabilmente grazie a un effetto di rinforzo positivo sullo stile di vita, sebbene occorrano ricerche ad hoc per valutare l’effetto a lungo termine sulle complicanze croniche di malattia.

Relativamente agli esiti gestionali, alcuni hanno dimostrato che l’avvio del CGM era in grado di ridurre gli eventi di ricorso ai dipartimenti di emergenza-urgenza e le ospedalizzazioni (HR 0,75, IC 95% da 0,59 a 0,95, p = 0,015) nei primi 6 mesi di utilizzo. L’effetto è stato osservato sia sugli accessi diabete-relati (riduzione del 30% circa), sia sulle ospedalizzazioni per tutte le cause (riduzione del 10%).

Tra gli studi retrospettivi, alcuni hanno valutato l’impatto dell’aggiunta del CGM a uno specifico trattamento o classe di farmaci rilevando, ad esempio, un beneficio nell’avvio del monitoraggio combinato con agonisti recettoriali del GLP1 (GLP-1 RA, ΔHbA1c = 0,68%, p <0,001), sia nella proposta del CGM a persone già trattate con GLP-1 RA, ma in compenso glicemico insufficiente (ΔHbA1c = 1,5%).

LUCI E OMBRE DELLA PUBBLICAZIONE. La revisione narrativa non ha utilizzato la metodologia statistica rigorosa di una revisione sistematica o metanalisi; tuttavia, ha incluso dati selezionati sul DT2 in trattamento non insulinico. Rimangono tuttora inesplorate alcune casistiche, come quelle dei grandi anziani, delle persone di diverse etnie o con specifiche comorbilità, deficit visivi, disparità socioeconomiche o legate al livello culturale, e mancano analisi specifiche di cost-effectiveness.

Comunque, è importante considerare che la maggior parte delle pubblicazioni scientifiche esaminate ha trattato dispositivi di prima o seconda generazione rispetto ai quali la tecnologia del monitoraggio clinico si è rapidamente evoluta (passando dal monitoraggio intermittente al continuativo, in tempo reale, migliorando l’accuratezza, la completezza dei dati e integrando nuove funzioni e applicativi digitali), con probabili ulteriori benefici non ancora esaustivamente descritti in letteratura.

CONCLUSIONI E SPUNTI PER LA PRATICA CLINICA. Le prove scientifiche disponibili e più aggiornate riportano benefici metabolici e gestionali nell’utilizzo del CGM in persone di età medio-avanzata, con DT2, in trattamento non-insulinico e compenso subottimale (HbA1c ≥7%). Sebbene la pratica clinica sia condizionata dai criteri di rimborsabilità locale, il presente lavoro pone le basi razionali per un’interpretazione non restrittiva dell’uso del CGM nel DT2. Produttori, clinici e decisori dovrebbero quindi collaborare alla ricerca di soluzioni di politica sanitaria che rendano la diffusione del CGM concreta e sostenibile.


1. Diabetes Care 2026;49(Suppl 1): S150-65

2. Linee-guida SID-AMD. La terapia del diabete mellito di tipo 2. Rev. ottobre 2025

3. LEGGI LABSTRACT ORIGINALE: Diabetes Obes Cardiometab Care. Pub. online 16 Mar 2026


 

Share

AMD segnala articoli della letteratura internazionale la cui rilevanza e significato clinico restano aperti alla discussione scientifica e al giudizio critico individuale. Opinioni, riflessioni e commenti da parte degli autori degli articoli proposti non riflettono quindi posizioni ufficiali dell’Associazione Medici Diabetologi.