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Diabete gestazionale: sappiamo chi è a rischio, ma arriviamo in tempo? E dopo il parto? I primi dati degli Annali AMD

RISULTATI
Dagli Annali AMD, su 13.487 donne con diagnosi di diabete gestazionale (GDM, gestational diabetes mellitus) nel 2025, emerge una gestione in gravidanza in linea con gli standard internazionali. Due donne su tre seguono la sola dieta. Un terzo (33,1%) richiede insulina, più spesso la sola basale (63,3% delle insulinizzate), avviata in media a 32 settimane. La metformina resta marginale (5,6%).

Le principali lacune riguardano le due estremità del percorso di cura. Solo il 15,2% delle donne con indicazione all’OGTT (oral glucose tolerance test) precoce lo ha eseguito a 16-18 settimane, e un OGTT su cinque (20,8%) è stato fatto oltre le 28 settimane. Soprattutto, la rivalutazione glicemica entro 12 settimane dal parto risulta registrata solo nel 3,1% della coorte. Ne emerge una presa in carico solida nella fase centrale e fragile ai due estremi: prima della diagnosi e dopo il parto.

CONTESTO
Il GDM è una tra le complicanze più frequenti della gravidanza ed è in crescita, spinto dall’aumento dell’età materna e dell’obesità nelle donne in età fertile. Mancano però dati nazionali real-world su chi siano tali donne e su come vengano seguite. È il vuoto che gli Annali AMD, con un set di indicatori dedicato, provano a colmare.

COSA DICE IL NUOVO STUDIO
Andrea Da Porto (SOSD Diabetologia, Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale, Udine) e colleghi, su Acta Diabetologica, hanno attinto alla raccolta Annali 2025, cui hanno contribuito 343 Centri diabetologici, circa la metà dei servizi italiani.

  • Profilo: l’età media è risultata di 33,6 anni, con il 41,1% di donne ≥35 anni. Prima della gravidanza il 28,1% era in sovrappeso e il 24,9% aveva eccesso ponderale. Il 27% era di origine non europea e il 6,1% aveva concepito con procreazione medicalmente assistita. La diagnosi è arrivata in media a 26,8 settimane.
  • Screening: il 20,3% delle donne aveva indicazione all’OGTT precoce (BMI ≥30 kg/m², GDM pregresso, alterata glicemia a digiuno o ridotta tolleranza glucidica). Il 51,5% degli OGTT cadeva nella finestra di 24-28 settimane.
  • Fenotipi: con l’OGTT a 16-18 settimane la glicemia basale era più alta (92,3 vs 88,7 mg/dl) e i valori dopo carico sono più bassi. Il quadro era compatibile con un GDM precoce da insulino-resistenza epatica e un GDM tardivo con iperglicemia prevalentemente post-prandiale. L’HbA1c media alla diagnosi era 5,2%, con lo 0,9% di valori ≥6,5%.
  • Esiti: nelle 2288 donne con dati sul parto, i cesarei sono stati il 30,0% e le induzioni il 33,6%. Il peso medio alla nascita era 3195 g.

LIMITI E PUNTI DI FORZA
Tra i limiti dichiarati dagli autori, il più rilevante è la completezza dei dati. Le informazioni sul parto riguardano circa una donna su sei, quelle neonatali una su dieci, e mancano esiti chiave come macrosomia e ipoglicemia neonatale; la cartella diabetologica documenta bene la gravidanza, meno il parto e quasi per nulla il dopo. Il registro, inoltre, non ha un denominatore di popolazione, quindi i risultati non si possono estendere a tutte le gravidanze in Italia. Lo studio, infine, è descrittivo e non stima associazioni tra gestione ed esiti.

Sul fronte opposto, l’ampia numerosità della coorte e una raccolta standardizzata e ripetibile nel tempo rendono visibile la distanza tra percorsi raccomandati e pratica documentata.

SPUNTI PER LA CLINICA
Il messaggio principale riguarda la stratificazione del rischio a inizio gravidanza, in una popolazione in cui obesità e provenienza multietnica sono sempre più frequenti, e che richiede anche percorsi educativi culturalmente adattati. Tra le donne con indicazione all’OGTT precoce, solo il 15,2% risulta averlo eseguito a 16-18 settimane. Il dato va però completato: un OGTT precoce negativo, magari eseguito fuori dalla diabetologia, può non comparire in cartella. Registrarlo permetterebbe di misurare davvero l’adesione allo screening.

Il secondo messaggio riguarda la fase successiva. La donna con GDM ha un rischio elevato di diabete tipo 2 e la rivalutazione post-partum è il primo atto di prevenzione. Che il 3,1% rifletta un mancato follow-up o una mancata registrazione, resta un’occasione persa. Il timing dell’OGTT dipende in buona parte dall’organizzazione ostetrica, ma il dopo parto è nelle mani del diabetologo. Programmare la rivalutazione già nell’ultima visita in gravidanza, in raccordo con ostetricia e medicina generale, è l’intervento più semplice e con il maggior ritorno preventivo.

Infine, molte lacune sembrano dipendere da quanto si registra più che da quanto si fa. Compilare in modo strutturato i campi dedicati al GDM è la condizione perché gli Annali distinguano le prestazioni non effettuate da quelle non documentate e restituiscano un’immagine fedele delle cure.


A cura di Marisa Conte (AMD ComunicAzione)
27 ottobre 2026


Fonte
Da Porto A, Di Cianni G, Torlone E, et al. Gestational diabetes mellitus in Italian diabetes clinics: clinical characteristics, screening practices and management from the AMD Annals registry. Acta Diabetol 2026 Oct 14. Online ahead of print


 

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AMD segnala articoli della letteratura internazionale la cui rilevanza e significato clinico restano aperti alla discussione scientifica e al giudizio critico individuale. Opinioni, riflessioni e commenti da parte degli autori degli articoli proposti non riflettono quindi posizioni ufficiali dell’Associazione Medici Diabetologi.