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Calare di peso? Si… può… fare! Mantenerlo, però, è tutta un’altra storia

Punti chiave

Domanda: Qual è la velocità e l’entità del recupero ponderale dopo la sospensione dei farmaci per la gestione del peso corporeo?

Risultati: Dopo l’interruzione delle terapie farmacologiche il peso corporeo aumenta in media di 0,4 kg al mese, con un ritorno al valore basale entro circa due anni. Anche i benefici cardiometabolici (riduzione di glicemia, HbA1c, pressione arteriosa, lipidi) tendono a scomparire entro un anno e mezzo. Infine, il recupero ponderale è più rapido rispetto a quello osservato dopo la sospensione dei programmi comportamentali.

Significato: I risultati rafforzano la concezione dell’obesità come condizione cronica e recidivante e invitano alla cautela nell’uso a breve termine dei farmaci per il calo ponderale, sottolineando la necessità di strategie di gestione a lungo termine integrate e sostenibili.


27 gennaio 2026 (Gruppo ComunicAzione) – A cura di Michele Riccio

CHE COSA SI SA GIÀ? L’obesità è una condizione cronica e recidivante, associata a un aumento del rischio di diabete tipo 2, malattie cardiovascolari e mortalità precoce. Accanto ai programmi di gestione comportamentale del peso, in tempi recenti l’introduzione di farmaci sempre più efficaci sul calo ponderale, in particolare gli agonisti del recettore del glucagon-like peptide-1 (GLP-1) e i doppi agonisti GLP-1/GIP (glucose-dependent insulinotropic polypeptide), ha profondamente modificato lo scenario terapeutico, consentendo perdite di peso del 15–20% rispetto al valore iniziale.

Rimane tuttavia aperta una questione centrale per la pratica clinica: che cosa accade dopo la sospensione di tali trattamenti?

QUALI SONO LE NUOVE EVIDENZE? Un lavoro appena pubblicato sul BMJ da Sam West (Nuffield Dept. of Primary Care Health Sciences, University of Oxford; National Institute for Health Research Oxford Biomedical Research Centre, Oxford University Hospitals NHS Foundation Trust, Oxford, UK) e colleghi ha provato a rispondere al quesito: è stata condotta una revisione sistematica e metanalisi di 37 studi clinici (randomizzati, non randomizzati e osservazionali), per un totale di 9341 adulti con sovrappeso o obesità.

La durata media del trattamento farmacologico è risultata pari a 39 settimane, con un follow-up medio di 32 settimane dopo la sospensione. Il principale risultato mostra che, dopo l’interruzione dei farmaci per la gestione del peso, il recupero ponderale avviene a una velocità media di 0,4 kg al mese. In base ai modelli utilizzati, il peso corporeo tende a tornare ai valori basali entro 1,7 anni dalla sospensione della terapia. Il recupero è risultato ancora più rapido dopo la sospensione dei farmaci incretinici di nuova generazione, come semaglutide e tirzepatide.

Parallelamente, anche i benefici cardiometabolici osservati durante il trattamento – riduzione della glicemia a digiuno, dell’emoglobina glicata (HbA1c), della pressione arteriosa sistolica e diastolica, del colesterolo totale e dei trigliceridi – tendono ad attenuarsi progressivamente, con una proiezione di ritorno ai valori basali entro 1,4 anni dalla sospensione.

LUCI E OMBRE DELLA PUBBLICAZIONE SCIENTIFICA. I punti di forza del lavoro condotto possono essere riassunti come segue:

  • Rigorosità metodologica: la revisione sistematica è registrata su PROSPERO e condotta secondo le linee-guida PRISMA, con processi di valutazione indipendenti.
  • Ampia numerosità dei dati: sono stati inclusi 37 studi per oltre 9000 partecipanti, ad oggi la più ampia sintesi disponibile sul tema.
  • Analisi statistiche robuste: l’impiego di più modelli analitici concordanti rafforza l’affidabilità dei risultati.
  • Outcome clinicamente rilevante: la velocità di recupero ponderale è un indicatore chiaro, facilmente interpretabile e utile nella pratica clinica.
  • Focus sui farmaci di nuova generazione: sono state condotte analisi dedicate a semaglutide e tirzepatide, distinte da altri farmaci di impiego storico.
  • Valutazione cardiometabolica integrata: sono stati analizzati anche parametri metabolici e cardiovascolari oltre al peso corporeo.
  • Inquadramento nel contesto terapeutico: è stato previsto un confronto, seppur indiretto, con i programmi comportamentali di gestione del peso.
  • Utilità per la programmazione sanitaria: i risultati sono rilevanti per le valutazioni di costo-efficacia e pianificazione di strategie assistenziali a lungo termine.

L’analisi condotta presenta anche alcuni limiti, meritevoli di attenzione:

  • Eterogeneità degli studi: sono stati inclusi disegni di studio e farmaci molto diversi tra loro, con ridotta omogeneità clinica, soprattutto per i trattamenti più recenti.
  • Follow-up post-sospensione breve: i dati dopo l’interruzione del trattamento sono limitati e oltre i 12 mesi le stime si basano prevalentemente su modelli previsionali.
  • Recupero ponderale semplificato: il recupero ponderale è considerato lineare nel tempo, mentre nella pratica clinica può essere variabile e influenzato da più fattori.
  • Rischio di bias: eccetto pochi studi a basso rischio di bias, la maggior parte dei risultati richiede cautela nelle interpretazioni.
  • Confronti indiretti: il paragone con i programmi comportamentali non deriva da studi testa-a-testa, ma da analisi separate.
  • Limitata applicabilità al real world: non sono considerati in modo strutturato aspetti chiave della pratica clinica reale, come aderenza, interruzioni e ripetizione dei trattamenti.
  • Interpretazione clinica: il recupero ponderale dopo la sospensione probabilmente non indica inefficacia del farmaco, ma riflette la natura cronica e recidivante della malattia. Inoltre, viene analizzato esclusivamente il recupero del peso corporeo totale, mentre l’assenza di dati sulla composizione corporea non consente di distinguere se il recupero ponderale sia prevalentemente a carico della massa grassa o della massa magra.

COMMENTO E IMPLICAZIONI PER LA PRATICA CLINICA. Un elemento di particolare interesse per il diabetologo è il confronto con i programmi di gestione comportamentale del peso. Sebbene la perdita di peso iniziale sia maggiore con i farmaci, il recupero ponderale dopo la loro sospensione risulta più rapido rispetto a quello osservato dopo la conclusione di interventi comportamentali strutturati, indipendentemente dall’entità del peso perso durante il trattamento attivo.

Gli autori sottolineano che questi risultati non mettono in discussione l’efficacia dei farmaci nel determinare una significativa perdita di peso, ma evidenziano i limiti di un utilizzo a breve termine. L’obesità richiede un approccio continuativo e multifattoriale, in cui i farmaci possano rappresentare uno strumento efficace, ma non sufficiente, all’interno di percorsi di cura di lungo periodo.

Occorre quindi tenere a mente che:

  • L’obesità è una condizione cronica – Il rapido recupero ponderale dopo la sospensione dei farmaci rafforza la necessità di considerare l’obesità una patologia a lungo termine, non risolvibile con interventi temporanei.
  • La durata della terapia va pianificata – I farmaci per la gestione del peso sono efficaci, ma la loro interruzione è associata a perdita dei benefici ottenuti. È quindi fondamentale definire fin dall’inizio obiettivi realistici e strategie di continuità.
  • Farmaci e stile di vita devono procedere insieme – Alimentazione, attività fisica e supporto comportamentale restano elementi imprescindibili per limitare il recupero ponderale e sostenere i risultati nel tempo.
  • Comunicazione chiara con la persona – Informare in modo esplicito sul rischio di ripresa del peso dopo la sospensione favorisce decisioni condivise e aspettative realistiche.
  • Sfide aperte per la sostenibilità del sistema – Costi, appropriatezza prescrittiva e continuità terapeutica rappresentano aspetti centrali per l’integrazione di questi farmaci nei percorsi assistenziali.

In conclusione: un’ampia e rigorosa sintesi sui dati a oggi disponibili sul recupero ponderale dopo sospensione dei farmaci per la gestione del peso fornisce stime clinicamente comprensibili e mostra una rapida perdita dei benefici dopo l’interruzione del trattamento. L’interpretazione dei risultati richiede cautela per l’elevata eterogeneità degli studi, il limitato follow-up post-sospensione – soprattutto per i farmaci di nuova generazione – e il ricorso a modelli previsionali, oltre al confronto solo indiretto con i programmi comportamentali.

Il messaggio chiave non è il fallimento della terapia farmacologica, ma la conferma della natura cronica e recidivante dell’obesità che richiede strategie terapeutiche continuative, integrate e personalizzate nel lungo periodo.


LEGGI E SCARICA L’ARTICOLOO ORIGINALE: BMJ 2026;392:e085304

PubMed


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