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Gestione integrata: il modello piemontese

A dieci anni dall’avvio del progetto Igea che ha visto in tutte le regioni italiane avviarsi delle sperimentazioni di gestione integrata per l’assistenza alla persona con diabete, facciamo il punto con Carlo Bruno Giorda ‘padre’ della gestione integrata in Piemonte sull’unica esperienza che si è evoluta facendo della gestione integrata lo standard di assistenza in tutta la Regione.

Intervista a Carlo Giorda

Direttore della SC di malattie metaboliche e diabetologia dell’ospedale di Chieri, è stato presidente dell’Associazione Medici Diabetologi e guida oggi la Fondazione AMD

Igea ha 10 anni. Nel 2004 il Ministero della Salute affidava al Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità questo progetto di gestione delle malattie croniche, raccogliendo quelli che allora erano le idee più avanzate nel campo del disease management. Negli anni seguenti e soprattutto tra il 2008 e il 2010 Igea ha promosso la creazione di progetti polota di gestione integrata in quasi tutte le regioni.

Si è trattato di sperimentazioni limitate ad alcune aree, ad alcuni Centri e Medici di Medicina Generale e per periodi limitati. «In Piemonte abbiamo superato da tempo la fase della sperimentazione. La gestione integrata è il modo in cui si fa assistenza alla persona con diabete di tipo 2», esordisce Carlo Bruno Giorda, Direttore della struttura complessa di malattie metaboliche e diabetologia dell’ospedale Maggiore di Chieri, past president dell’Associazione Medici Diabetologi.

Cosa significa in concreto? «Ogni persona con diabete viene visitata alla diagnosi da un Servizio di Diabetologia che ‘inquadra’ la situazione facendouno screening delle complicanze, imposta la terapia e trasferisce alla persona le informazioni di cui ha bisogno con un intervento di educazione terapeutica. A quel punto la persona viene seguita dal Medico di Medicina Generale e rivisto dal Team a intervalli predefiniti», continua Giorda che fa parte della Commissione Diabetologica Regionale.

Questi intervalli dipendono dalla situazione del paziente e dalle risorse disponibili sul territorio. «Non ci sono ‘esclusive’ e non ci sono intervalli predefiniti. In ogni Asl è stato istutuito un Comitato Diabetologico Locale nell’ambito del quale la Direzione dell’Asl, i Diabetologi e i Medici di Medicina Generale, sulla base delel risorse disponibili definiscono degli intervalli quadro».

È importante notare che la gestione integrata ‘piemontese’ prevede flessibilità. «La stessa persona con la stessa condizione, per esempio una persona con diabete di tipo 2 curato con farnaci orali, può aver bisogno di un controllo specialistico frequente in una certa fase della vita, pensiamo a una donna in premenopausa o con altre patologie mentre una persona con diabete trattata con sola insulina basale, di 40 anni, potrebbe non aver bisogno di visite specialistiche così frequenti», continua Giorda che dutante la sua presidenza AMD ha ideato il progetto Subito!, «questa flessibilità ci consente ad esempio di intervenire in modo intenso e deciso alla diagnosi su soggetti scompensati con risultati molto significativi sul lungo termine, cosa che uno schema rigido di gestione integrata ci impedirebbe».

Conditio sine qua non della gestione integrata in Piemonte è la condivisione dei dati. Grazie a un software installato sul server regionale, le cartelel cliniche dei MMG e degli Specialisti in alcune ASL iniziano a parlarsi e aggiornano reciprocamente i dati. I risultati della gestione integrata si intravvedono. Giorda e altri diabetologi hanno pubblicato su Diabetes Care, su Diabetes Medicine e su Nutrition and Metabolism diversi studi che hanno mostrtato come la collaborazione fra specialisti e Medici di medicina generale porti a breve-medio termone un risultati significativo in termini non solo di migliore emoglobina glicata ma anche di minore mortalità e minor numero di ospedalizzazioni, il che comporta a sua volta un costo inferiore per il Servizio sanitario.

Perché praticamente solo in Piemonte si è realizzato un modello di gestione integrata simile a quello previsto 10 anni or sono dal progetto Igea? «Nel dettaglio non posso dire esattamente perchè solo in poche regioni la sperimentazione di Igea si è trasformata in uno standard. Posso dire però, perchè da presidente della AMD ho vissuto questa fase, che le reticenze nei confronti della collaborazione erano forti, all’inizio anche da parte dei Diabetologi, poi soprattutto da parte dei Medici di Medicina Generale o meglio delle loro rappresentanze ‘sindacali’», afferma Giorda, oggi Presidente della Fondazione AMD, «dove la Diabetologia era forte e ben radicata e dove esisteva una sensibilità fra i decisori sul tema dei percorsi e della gestione della cronicità è stato più facile resistere a queste pressioni. L’esperienza mostra però che le resistenze erano errate. Oggi la cura del diabete si è fatta complessa, prevede la scelta o la combinazione fra 10 classi di farmaci e non comuni capacità di divulgazione e motivazione. Nella realtà gli MMG sono disponibili e anzi sostenitori della collaborazione con i diabetologi».