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Dapagliflozin e l’incidenza del diabete tipo 2 in pazienti con insufficienza cardiaca a frazione di eiezione ridotta: un’analisi esplorativa dallo studio DAPA-HF

Punti chiave

Domanda: Dapagliflozin può ridurre l’incidenza di diabete tipo 2 in pazienti con insufficienza cardiaca e frazione di eiezione ridotta?

Risultati: In questa analisi esplorativa dello studio DAPA-HF, il trattamento con l’inibitore SGLT2 dapagliflozin ha ridotto in pazienti con HFrEF il rischio di diabete incidente del 32%, principalmente in individui con prediabete al basale.

Significato: Oltre all’efficacia già nota delle gliflozine sul rallentamento dell’evoluzione della malattia renale cronica e dello scompenso cardiaco, questa analisi evidenzia la protezione che l’impiego di tali farmaci conferisce anche nello sviluppo della malattia diabetica.


A cura di Francesco Romeo

15 febbraio 2021 (Gruppo ComunicAzione) – La prevalenza del diabete tipo 2 (DT2) continua ad aumentare in tutto il mondo. Tale patologia può portare a diverse complicanze che possono ridurre sia la qualità che la durata della vita, come retinopatia, nefropatia, neuropatia e una varietà di problemi cardiovascolari, tra cui l’insufficienza cardiaca. Sebbene negli ultimi tre decenni siano stati conseguiti importanti risultati nella riduzione del rischio di tali complicanze attraverso il controllo ottimale della glicemia, della pressione arteriosa e dei lipidi, il modo migliore per evitarli potrebbe essere prevenire il diabete stesso.

Diversi studi clinici hanno già dimostrato che il DT2 può essere effettivamente prevenuto attraverso cambiamenti dello stile di vita (dieta sana, calo ponderale e aumento dell’attività fisica), chirurgia bariatrica o l’uso di diversi farmaci ipoglicemizzanti o dimagranti. Recenti studi su pazienti con DT2 ad alto rischio cardiovascolare o renale (o entrambi) hanno dimostrato benefici significativi degli inibitori SGLT2 nel ridurre gli eventi cardiovascolari avversi maggiori, l’ospedalizzazione per insufficienza cardiaca e la progressione della malattia renale cronica.

Nello studio Dapagliflozin and Prevention of Adverse Outcomes in Heart Failure (DAPA-HF) recentemente concluso, alcuni di questi vantaggi sono stati estesi ai pazienti con insufficienza cardiaca e frazione di eiezione ridotta (HFrEF, heart failure and reduced ejection fraction), la maggior parte dei quali non aveva il diabete ma era ad alto rischio per il suo sviluppo. Nello studio pubblicato nei giorni scorsi su Diabetes Care Inzucchi e coll. hanno voluto valutare se dapagliflozin potesse ridurre l’incidenza di nuovo DT2 in pazienti arruolati nello studio senza una precedente diagnosi di diabete. Il sottogruppo di 2.605 pazienti con insufficienza cardiaca e HFrEF, nessuna storia pregressa di diabete e un HbA1c <6,5% al basale è stato randomizzato a dapagliflozin 10 mg al giorno o placebo. In questa analisi esplorativa, la sorveglianza per il diabete di nuova insorgenza è stata realizzata attraverso test periodici di HbA1c come parte del protocollo di studio e confronto tra i gruppi di trattamento valutati attraverso un modello di rischio proporzionale di Cox.

Al basale la media ± DS di HbA1c era del 5,8 ± 0,4% nel gruppo placebo e del 5,7 ± 0,4% nel gruppo dapagliflozin. A 8 mesi l’HbA1c media era del 5,8 ± 0,5% nel gruppo placebo e del 5,8 ± 0,4% nel gruppo dapagliflozin, con una differenza corretta per il placebo di -0,04% (IC 95% da -0,07 a -0,01).

In un follow-up mediano di 18 mesi, il diabete si è sviluppato in 93 pazienti su 1307 (7,1%) nel gruppo placebo e 64 su 1298 (4,9%) nel gruppo dapagliflozin. I partecipanti che hanno sviluppato il diabete nel DAPA-HF hanno avuto una mortalità successiva più elevata rispetto a quelli che non lo hanno fatto. In questa analisi esplorativa dello studio DAPA-HF, il trattamento con l’inibitore SGLT2 dapagliflozin ha ridotto il rischio di diabete incidente del 32%, un effetto determinato principalmente su individui con prediabete al basale. La riduzione del rischio assoluto è stata del 2,2% (IC 95% 0,4-4,0), con un numero necessario per il trattamento di 46 (IC 95% 25-283) in 18 mesi per le persone con un’incidenza di diabete di 5,0 per 100 pazienti-anno. Il tasso di incidenza nel gruppo placebo era simile o leggermente superiore a quello misurato in altri studi HFrEF in cui è stato monitorato il diabete incidente. Tuttavia, era inferiore a quello osservato nella maggior parte degli studi di prevenzione del diabete tradizionali, che tendevano ad essere di durata più lunga, ad avere coorti arricchite per alcune caratteristiche ad alto rischio (per es., IGT e obesità) che garantivano una progressione più frequente verso il diabete e hanno utilizzato tecniche diagnostiche di maggiore sensibilità (per es., test di tolleranza al glucosio orale).

Tale dato induce a pensare che questo potenziale beneficio debba essere confermato in studi mirati, di lunga durata e anche in persone senza insufficienza cardiaca.


Diabetes Care 2021;44(2):586-94

PubMed


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