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Diabete: l’integrazione con vitamina D nelle persone con prediabete potrebbe ridurne l’incidenza

Punti chiave

Domanda: L’integrazione con vitamina D può evitare o ridurre l’insorgenza di diabete tipo 2?

Risultati: Secondo quanto emerso da una revisione della letteratura pubblicata su Annals of Internal Medicine, una maggiore assunzione di vitamina D si associa a una probabilità ridotta del 15% di sviluppare il diabete tipo 2 negli adulti con prediabete.

Significato: È noto che la vitamina D abbia un effetto antiossidante attraverso l’inibizione della generazione di radicali liberi. Di conseguenza, l’integrazione con vitamina D può rappresentare uno strumento terapeutico al fine di ottimizzare il controllo glicemico e per prevenire il diabete. È necessario valutare e monitorare con attenzione che i livelli di integrazione si mantengano in range di “sicurezza” per evitare possibili effetti avversi da elevati livelli di vitamina D.


A cura di Gemma Frigato

6 marzo 2023 (Gruppo ComunicAzione) – Il ruolo della vitamina D sul miglioramento del metabolismo glucidico è stato spesso studiato, con risultati contrastanti. Un recente lavoro pubblicato su Annals of Internal Medicine ne ha nuovamente indagato la correlazione.

L’analisi ha valutato tre studi randomizzati, che hanno testato il colecalciferolo, 20.000 UI (500 µg) a settimana; colecalciferolo, 4000 UI (100 µg) al giorno; o eldecalcitol, 0,75 µg al giorno; rispetto ai corrispondenti placebo. Il follow-up è stato di 3 anni.

I risultati hanno dimostrato che la vitamina D ha ridotto il rischio di diabete del 15% (RR 0,85 [IC 95%, da 0,75 a 0,96]) con una riduzione del rischio assoluto a 3 anni del 3,3% (IC 95%, da 0,6 a 6,0%). L’effetto della vitamina D non differiva nei sottogruppi specificati. Fra i partecipanti assegnati al gruppo vitamina D che hanno mantenuto un livello sierico medio di 25-idrossivitamina D di almeno 125 nmol/l (≥50 ng/ml) rispetto a 50-74 nmol/l (20-29 ng/ml) durante il follow-up, il colecalciferolo ha ridotto il rischio di diabete del 76% (hazard ratio, 0,24 [IC 95%, da 0,16 a 0,36]), con una riduzione del rischio assoluto a 3 anni del 18,1% (IC 95%, da 11,7 a 24,6%). La vitamina D ha inoltre aumentato la probabilità di regressione al normale metabolismo del glucosio del 30% (RR 1,30 [IC 95%, 1,16 a 1,46]). Non c’è stata evidenza di differenza negli hazard ratio per gli eventi avversi (calcoli renali: 1,17 [IC 95%, da 0,69 a 1,99]; ipercalcemia: 2,34 [IC 95%, da 0,83 a 6,66]; ipercalciuria: 1,65 [IC 95%, da 0,83 a 3,28]; morte: 0,85 [IC 95%, da 0,31 a 2,36]).

Secondo gli autori, un’integrazione di vitamina D potrebbe ritardare lo sviluppo del diabete in particolar modo nelle persone con prediabete.


Ann Intern Med 2023 Feb 7. Online ahead of print

PubMed


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