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SURPASS-CVOT: efficacia cardiovascolare di tirzepatide versus dulaglutide nelle persone con diabete tipo 2

Punti chiave

Domanda: Tirzepatide ha un effetto sul rischio CV nelle persone con DT2 in prevenzione secondaria?

Risultati: Il SURPASS-CVOT (cardiovascular outcomes trial) ha indagato l’effetto di tirzepatide sul rischio CV in persone con DT2 che presentano già malattia aterosclerotica. Lo studio, condotto come RCT di non inferiorità, ha visto come comparatore attivo un trattamento con documentato effetto benefico CV (un GLP-1 RA). Circa 13.000 persone (età media 64 anni, BMI medio 32,6 kg/m2, durata media del diabete 14,7 anni) sono stati randomizzati 1:1 a ricevere tirzepatide (fino a 15 mg) o dulaglutide (1,5 mg) settimanalmente. Gli eventi relativi all’endpoint primario (endpoint composito di morte per cause CV, infarto miocardico o ictus) si sono verificati nel 12,2% dei soggetti trattati con tirzepatide e nel 13,1% di quelli con dulaglutide (rapporto di rischio 0,92; IC 95,3%: 0,83-1,01; p = 0,003 per la non inferiorità).

Significato: Anche il doppio agonista tirzepatide riduce il rischio di morte per cause CV, infarto miocardico e ictus in persone con DT2, in prevenzione secondaria, in modo non dissimile dalla dulaglutide. Tale dato rafforza le prove scientifiche a favore dell’approccio terapeutico multitarget sull’asse incretinico, con effetto favorevole non soltanto sui parametri metabolici, ma anche sul rischio CV.


13 gennaio 2025 (Gruppo ComunicAzione) – A cura di Roberta Poli

CHE COSA SI SA GIÀ? È ormai riconosciuto il ruolo crescente dei GLP-1 RA nel trattamento del diabete tipo 2 (DT2) e nella riduzione del rischio cardiovascolare (CV). Studi clinici hanno dimostrato che i GLP-1 RA riducono l’incidenza di eventi CV maggiori nelle persone con DT2 ad alto rischio, così come contrastano la malattia renale cronica e l’obesità.

In tale contesto, tirzepatide, agonista duale dei recettori GLP-1 e GIP (glucose-dependent insulinotropic polypeptide), ha condotto a un miglior controllo glicemico, a un significativo calo ponderale, alla riduzione dei livelli delle lipoproteine aterogeniche e della pressione arteriosa unitamente al conseguimento degli outcome renali.

Tuttavia, sino ad ora, mancavano dati derivanti da trial clinici randomizzati (RCT; randomized controlled trial) che valutassero gli effetti del nuovo farmaco sugli esiti CV.

Recentemente, sul NEJM è stato recentemente pubblicato il SURPASS-CVOT, il primo trial randomizzato controllato che aveva l’obiettivo specifico di documentare gli effetti CV di tirzepatide in una popolazione dipersone con DT2 in prevenzione secondaria. Il confronto è stato realizzato rispetto a un comparatore attivo (dulaglutide), determinando la non inferiorità del nuovo farmaco e – eventualmente – la superiorità statistica.

Lo studio ha incluso 13.165 persone con DT2 e malattia CV aterosclerotica seguiti per una mediana di circa 47 mesi. L’età media dei partecipanti era di 64,1 anni, il 29% erano donne e il BMI medio era 32,6 kg/m2. Il livello medio di HbA1c era 8,4% (68,5 mmol/mol) e la durata media del diabete era di 14,7 anni. Il 65% dei soggetti aveva una storia di malattia coronarica, il 19% di ictus, il 25% di malattia arteriosa periferica e il 20% di insufficienza cardiaca.

L’obiettivo primario del trial prevedeva un endpoint composito che includeva morte per cause CV, infarto miocardico o ictus, valutato tramite un’analisi del tempo al primo evento.

QUALI SONO LE NUOVE EVIDENZE? I risultati principali dello studio indicano che tirzepatide è non inferiore a dulaglutide rispetto al rischio di morte per cause CV, infarto miocardico o ictus (HR 0,92; IC 95,3%: 0,83-1,01; p = 0,003 per non inferiorità) pur non dimostrando la superiorità statistica rispetto al GLP-1 RA (p = 0,09). Parallelamente, però, tirzepatide ha mostrato benefici metabolici superiori rispetto a dulaglutide, inclusi una maggiore riduzione dell’HbA1c (-1,66 vs -0,88%), del peso corporeo (-11,6 vs -4,8%), dei livelli di trigliceridi (-24,2 vs -10,2%) e della pressione arteriosa sistolica (-6,2 vs -4,1 mmHg). Inoltre, il tasso di mortalità per tutte le cause è stato inferiore nel gruppo trattato con tirzepatide rispetto al gruppo in terapia con dulaglutide (HR 0,84; IC 95%: 0,75-0,94).

Gli eventi avversi sono stati simili tra i due gruppi, sebbene gli effetti collaterali gastrointestinali siano stati un po’ più frequenti nel gruppo i cui è stata impiegata la tirzepatide (42,5 vs 35,9%).

Nonostante i risultati promettenti, gli autori sottolineano che lo studio presenta alcuni limiti, tra cui l’assenza di un gruppo placebo e una rappresentatività limitata della popolazione globale. Inoltre, non sono stati valutati gli effetti di tirzepatide su eventi CV maggiori in persone con DT2 in prevenzione primaria.

COMMENTO E SPUNTI PER LA PRATICA CLINICA. In conclusione, nel SURPASS-CVOT tirzepatide è risultata non inferiore a dulaglutide, trattamento già ritenuto efficace nella prevenzione CV, relativamente agli endpoint primari, offrendo, al contempo, vantaggi metabolici significativi.

Inoltre, analisi secondarie hanno evidenziato che nel gruppo trattato con tirzepatide sia anche possibile una riduzione della mortalità per tutte le cause e per cause non CV. Tali risultati e i meccanismi attraverso cui il nuovo farmaco contribuisca agli outcome osservati dovranno essere approfonditi con ulteriori ricerche.


LEGGI L’ABSTRACT ORIGINALE: N Engl J Med 2025 Dec 18;393(24):2409-20

PubMed


 

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