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Efficacia e sicurezza degli SGLT2 inibitori nel diabete tipo 1 introdotti off-label in un protocollo di pratica clinica

A cura di Francesco Romeo

16 marzo 2020 (Gruppo ComunicAzione) – Attualmente il trattamento per la cura del diabete tipo1 prevede esclusivamente il ricorso a terapia insulinica intensiva, una pratica sicuramente salvavita ma che si associa a effetti indesiderati come l’aumento ponderale e gli episodi ipoglicemici. Inoltre, l’aumento della prevalenza di malattie cardiovascolari anche nei pazienti con diabete tipo1 ha indotto i ricercatori a sperimentare nuove strategie terapeutiche che tengano conto anche di questo aspetto.

In uno studio spagnolo pubblicato nei giorni scorsi su Diabetes Techonology & Therapeutics gli autori hanno voluto valutare l’efficacia e la sicurezza nella vita reale di empagliflozin, un inibitore dei recettori degli SGLT2 comunemente utilizzato per la cura del diabete tipo2, in associazione alla terapia insulinica ottimizzata in pazienti con diabete tipo 1.

Si tratta di uno studio osservazionale prospettico in cui sono stati reclutati 27 pazienti con diabete di tipo 1 e controllo glicemico subottimale (HbA1c fra 7,5 e 9%) nonostante la terapia insulinica intensiva a cui è stato aggiunto empagliflozin secondo un protocollo off-label approvato per l’uso nella pratica clinica. L’endpoint primario era la modifica dell’HbA1cdopo 52 settimane dall’aggiunta di empagliflozin alla terapia insulinica. Sono stati anche valutati la pressione sanguigna, il peso e la sicurezza di utilizzo.

Dopo 52 settimane di trattamento, l’aggiunta di empagliflozin ha ridotto significativamente l’HbA1c dall’8,0 ± 0,7% al 7,2 ± 0,8% (p <0,001). È inoltre migliorata sensibilmente la percentuale media di glicemie capillari nell’intervallo desiderato (time in range 70-180mg/dl) dal 50 al 62% (p = 0,008). Parallelamente c’è stata una riduzione di -0,08 UI/kg/die di fabbisogno di insulina (p = 0,031). Vi è stata anche una riduzione ponderale (-8 kg) e della pressione sistolica da 134 a 127 mmHg (p <0,001). Gli eventi avversi più comunemente riportati sono stati infezioni genitourinarie (10 episodi in 52 settimane di follow-up). Un paziente ha sviluppato un episodio di lieve chetoacidosi diabetica che ha motivato la sospensione di empagliflozin. Non sono stati registrati eventi ipoglicemici gravi.

I risultati ottenuti suggeriscono, secondo gli autori, che l’uso di empagliflozin – seguendo un rigoroso protocollo off-label– può rappresentare un’opzione efficace e sicura nella vita reale nei pazienti con diabete tipo 1, migliorando il controllo metabolico e migliorando anche alcuni fattori di rischio cardiovascolare.


Diabetes Technol Ther 2020;22(3):208-15

PubMed


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