I GLP-1 RA sono associati a una riduzione della mortalità in seguito a ulcere del piede diabetico: uno studio osservazionale a livello nazionale
Punti chiave
Domanda: Quali fattori clinici possono influenzare il rischio di morte in persone che hanno sviluppato per la prima volta un’ulcera del piede diabetico? L’uso dei farmaci GLP-1 RA comporta dei benefici anche in tale contesto?
Risultati: I dati del Système National des Données de Santé francese, comprendente 133.791 persone con una nuova ulcera del piede diabetico, rivelano che il 14,6% dei soggetti muore entro 1 anno dalla comparsa della lesione e che le perdite salgono al 28,8% in caso di amputazione maggiore. Tuttavia, l’uso di GLP-1 RA e statine riduce significativamente il rischio di decesso nel 25% delle persone in questo specifico contesto clinico. Inoltre, le visite preventive (podologo, diabetologo, oculista) agiscono come “scudo salvavita”.
Significato: L’ulcera del piede diabetico non rappresenta soltanto un danno locale, ma un segnale critico per l’intero organismo. Per salvare la vita della persona con diabete non basta medicare il piede: è fondamentale ottimizzare la terapia farmacologica sistemica con molecole efficaci e garantire un percorso di cura multidisciplinare.
17 febbraio 2026 (Gruppo ComunicAzione) – A cura di Francesco Fasulo, in collaborazione con Marina Valenzano, Maria Elena Valera Mora e Roberta Poli
CHE COSA SI SA GIÀ? È noto che l’ulcera del piede diabetico è un predittore forte per il rischio di morte a breve termine. Statisticamente, nel contesto del piede diabetico sviluppare un’ulcera si associa a una mortalità superiore al 30%, comparabile a quella di molte neoplasie. La causa principale di morte non è però attribuibile a una complicanza originata a livello locale, come un’infezione dell’arto, ma a infarto o ictus.
Studi precedenti hanno già dimostrato che i GLP-1 RA riducono drasticamente gli eventi cardiovascolari maggiori (MACE, major adverse cardiovascular event), hanno un effetto antinfiammatorio sistemico che protegge i vasi sanguigni e migliorano i parametri metabolici generali, oltre alla glicemia. Tuttavia, l’impatto su altre complicanze del diabete – come l’arteriopatia periferica (AOP) e il piede diabetico – è stato meno indagato.
Un nuovo studio osservazionale francese, pubblicato su Diabetes Care da Jean-Baptiste Bonnet (Nutrition-Diabetes Dept., University Hospital of Montpellier; UMR 1302, Desbrest Institute of Epidemiology and Public Health, University of Montpellier, INSERM, Montpellier, France) e colleghi, mira a identificare i fattori associati alla mortalità a 1 anno dopo una prima ulcera del piede diabetico (DFU, diabetic foot ulcer), utilizzando i dati del Système National des Données de Santé (SNDS). Un obiettivo secondario riguarda invece l’analisi della mortalità dopo amputazione maggiore degli arti inferiori nello stesso arco di tempo.
QUALI SONO LE NUOVE EVIDENZE? I ricercatori hanno condotto un’analisi di coorte retrospettiva utilizzando i dati del SNDS per identificare gli adulti con DFU incidenti tra gennaio 2017 e dicembre 2018, con 12 mesi di follow-up. I criteri di inclusione combinavano i dati delle cartelle cliniche dei ricoveri ospedalieri e quelli dell’assistenza domiciliare. Sono stati utilizzati modelli di Cox a rischi proporzionali per stimare le associazioni con la mortalità, aggiustando per variabili demografiche, cliniche, di trattamento e di accesso alle cure.
Fra 133.791 individui con DFU incidente, il 14,6% è deceduto entro 1 anno e il 3,5% ha subito un’amputazione maggiore (mortalità paragonabile a quella di uno scompenso cardiaco avanzato o di alcune neoplasie allo stadio III). Di questi ultimi, il 28,8% è deceduto entro 1 anno.
I predittori indipendenti di mortalità a 1 anno includevano sesso maschile, età avanzata, DFU acquisita in ospedale, insulina, amputazione maggiore, malattie cardiovascolari, cancro, demenza, malattia renale allo stadio terminale e malattie epatiche.
I fattori protettivi includevano terapia ipolipemizzante, l’obesità quale indice di una migliore riserva metabolica nei soggetti anziani e fragili (paradosso dell’obesità), GLP-1 RA e precedenti visite con diabetologi, oculisti e podologi. Tra questi, gli autori sottolineano come i GLP-1 RA conferiscano un vantaggio in termini di sopravvivenza (aHR 0,75 [0,68-0,82] p <0,0001) in linea con altri dati di letteratura (lo studio STRIDE ha provato l’effetto benefico della semaglutide nel ridurre la mortalità di persone con diabete tipo 2 e AOP).
LUCI E OMBRE DELLA PUBBLICAZIONE SCIENTIFICA. Lo studio presenta un’elevata numerosità campionaria – a oggi la maggiore disponibile in letteratura – relativamente alla DFU incidente, una condizione altrimenti poco studiata in modo mirato. Sono stati inclusi anche casi extraospedalieri, migliorando la generalizzabilità dei risultati. Tuttavia, date le caratteristiche del registro utilizzato, non sono disponibili dati relativi al tipo di diabete, al ruolo di alcuni fattori di rischio o prognostici (quali fumo, HbA1c, compenso pressorio e assetto lipidico, gravità dell’ulcera e osteomielite) che potrebbero, invece, essere presi in considerazione in una valutazione prospettica e le cause di morte.
Infine, non è stata indagata la reale aderenza alla terapia e la distinzione di effetto tra i diversi GLP-1 RA; i ricercatori, ad esempio, non hanno potuto considerare il contributo della tirzepatide poiché l’analisi è stata condotta precedentemente all’immissione in commercio del doppio agonista in Francia.
CONCLUSIONI E SPUNTI PER LA PRATICA CLINICA. La mortalità a 1 anno dopo la comparsa della prima DFU è ancora oggi elevata e l’evento dovrebbe quindi essere considerato, a livello prognostico, come un equivalente di rischio cardiovascolare estremo. Esiste inoltre una vulnerabilità che si estende anche al di fuori del contesto ospedaliero.
Farmaci efficaci come i GLP1-RA e un follow-up strutturato e multidisciplinare sono stati associati a una migliore sopravvivenza e dovrebbero essere considerati prioritari. Tali risultati sottolineano l’urgente necessità di rafforzare la prevenzione e ottimizzare i percorsi assistenziali per le popolazioni ad alto rischio di morte dovuta alle complicanze del diabete.
LEGGI L’ABSTRCAT ORIGINALE: Diabetes Care 2026 Jan 30:dc252120. Online ahead of print
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