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Tentativo di applicazione pratica della classificazione del diabete in cinque cluster

A cura di Lucia Briatore

6 maggio 2019 (Gruppo ComunicAzione) – Nel 2018, Emma Ahlqvist e altri ricercatori scandinavi pubblicarono un lavoro per proporre una nuova classificazione del diabete, con cinque cluster in base all’età di insorgenza, l’insulino resistenza, il BMI e la presenza di autoanticorpi (1). I diversi cluster presentavano apparentemente un diverso rischio di complicanze e venivano ipotizzati meccanismi patogenetici differenti. Lo studio ha aperto un importante dibattito e stimolato molto interesse, tuttavia l’utilità clinica di questa classificazione non è stata a oggi chiarita.

Proprio in tale ottica un gruppo di ricercatori ha recentemente pubblicato un lavoro su The Lancet Diabetes & Endocrinology (2). John M. Dennis (University of Exeter Medical School, Exeter, UK) e coll. hanno analizzato due grandi trial randomizzati, ADOPT e RECORD, nei quali sono stati trattati pazienti in neodiagnosi (ADOPT) e con diabete noto (RECORD) con metformina (solo nell’ADOPT) o sulfonilurea e tiazolidinedioni.

Utilizzando gli stessi parametri di Ahlqvist e coll., i ricercatori inglesi hanno individuato i cinque cluster nella popolazione di ADOPT e RECORD e hanno valutato nel tempo la progressione della malattia, le complicanze e l’efficacia della terapia. I cinque cluster, come già descritto da Ahlqvist, mostrano una differente progressione nell’incremento della HbA1c, ma un modello che considera l’età dei pazienti alla diagnosi evidenzia simili risultati. I cluster mostrano anche una diversa progressione del deterioramento della funzione renale, ma l’eGFR al basale rappresenta il miglior predittore di peggioramento della funzione renale.

Da un punto di visita terapeutico questa analisi mostra come il cluster caratterizzato da insulino-resistenza grave tragga maggior beneficio dalla terapia con tiazolidinedioni, mentre il cluster chiamato mild age-related diabetes palesi una migliore risposta alle sulfaniluree. I ricercatori hanno quindi concluso che la più efficace risposta alla terapia può essere prevista non in base ai cluster ma in base a semplici parametri clinici quali sesso, età, indice di massa corporea e HbA1c al basale.

Gli autori concludono che una valutazione del fenotipo clinico più che del cluster di classificazione del diabete sembra più utile nel valutare il rischio di specifici outcome a breve e lungo termine.


1. Lancet Diabetes Endocrinol 2018;6(5):361-9

2. Lancet Diabetes Endocrinol. 2019 Apr 29. pii: S2213-8587(19)30087-7. doi: 10.1016/S2213-8587(19)30087-7. [Epub ahead of print]

PubMed


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