Una panoramica delle complicanze obesità-relate: in che modo il peso corporeo e altri marcatori dell’obesità sono correlati agli esiti avversi
Punti chiave
Domanda: L’obesità, sempre più diffusa, si associa a un gran numero di complicanze cardiometaboliche, articolari, neurologiche e oncologiche, con conseguente compromissione della qualità e dell’aspettativa di vita. Però, non tutte le persone con obesità sviluppano complicanze: quali sono pertanto i fattori determinanti?
Risultati: Il rischio individuale cardiometabolico, legato all’obesità e alle sue complicanze, non è determinato solo dall’aumento della massa grassa, ma anche dalla sua distribuzione (prevalentemente viscerale) e dalla sua disfunzione, determinata da fattori genetici, ambientali e biologici.
Significato: Gli approcci terapeutici comportamentali, farmacologici e chirurgici che determinano un calo ponderale >10% riescono a prevenire e a ritardare alcune complicanze cardiometaboliche dell’obesità oppure, in alcuni casi, a determinarne una remissione, soprattutto se il calo ponderale è più intenso e l’intervento precoce. Le nuove terapie incretiniche, determinando anche riduzioni ponderali >15%, possono impattare in maniera efficace sul rischio cardiometabolico, offrendo uno scenario terapeutico anche per tutte le altre patologie correlate all’obesità.
4 aprile 2025 (Gruppo ComunicAzione) — A cura di Sara Colarusso
Che cosa si sa già? L’obesità è una patologia cronica, multisistemica, progressiva, caratterizzata da un accumulo eccessivo e/o anomalo di tessuto adiposo (TA) e causa di elevato rischio per la salute dell’uomo. Essa compromette infatti la qualità di vita e contribuisce a ridurne l’aspettativa, associandosi a diverse complicanze come il diabete mellito 2 (DT2), l’ipertensione, la steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MAFLD), patologie cardiovascolari (infarto del miocardio, fibrillazione atriale, ictus), sindrome delle apnee notturne, osteoartrite, depressione, tumori.
Seppure la causa principale dell’obesità sia riconducibile a uno squilibrio cronico fra le calorie introdotte e quelle consumate, l’eziologia è da ricercarsi in molteplici fattori che concorrono a determinare l’accumulo di tessuto adiposo: ambientali, comportamentali, biologici. In particolare, il cervello svolge un ruolo centrale nella patogenesi dell’obesità, dato che regola il metabolismo energetico, l’introito di cibo e il dispendio energetico. Circuiti alterati in alcune aree cerebrali, come nell’ipotalamo, e cambiamenti nell’interazione fra tali zone del cervello e gli organi periferici (TA, fegato, intestino, pancreas) possono determinare una condizione di obesità in contesti ambientali obesogeni. Una panoramica delle complicanze legate all’obesità ce la offre Matthias Blüher (University of Leipzig, Germania) con un articolato lavoro recentemente pubblicato su Diabets, Obesity and Metabolism.
Nuovi criteri diagnostici, nuovi parametri. Negli ultimi decenni la prevalenza dell’obesità galoppa velocemente, soprattutto nelle fasce d’età giovanili e nelle donne, costituendo un enorme fardello sociale, sanitario ed economico.
È recente la rivisitazione dei criteri diagnostici dell’obesità, finora basati essenzialmente sull’indice di massa corporea (IMC). Una commissione di esperti ha infatti suggerito di utilizzare l’IMC solo come parametro surrogato, per studi epidemiologici o per screening, invece che come metro di misura individuale di salute; dato che l’IMC può sia sottovalutare sia sopravvalutare l’adiposità, non riflettendo in maniera reale lo stato di salute dell’individuo affetto. Al di là dell’IMC, è possibile misurare il tessuto adiposo con altri parametri, come la circonferenza vita, il rapporto vita-fianchi, il rapporto peso-altezza.
Elemento saliente, in questa recente proposta di nuovi criteri per la diagnosi dell’obesità, è la distinzione fra obesità “preclinica” e “clinica”, intendendo per quest’ultima una condizione in cui sono presenti i danni d’organo propri della malattia, compromettenti le quotidiane attività e l’aspettativa di vita. In particolare, alcune complicanze correlano fortemente con l’incremento dell’IMC; è ciò che accade ad esempio per il rischio di DT2: rispetto a una persona con un IMC <25 kg/m2, il rischio obesità-relato di sviluppare DT2 aumenta del 5-25%.
Tuttavia, il rischio individuale di sviluppare tali complicanze non è solo spiegato dall’aumento del grasso, bensì la disfunzione del TA può rappresentarne una concausa. Infatti, il peso corporeo e l’IMC non riflettono l’aumento della massa grassa; la disfunzione del tessuto adiposo e la sua distribuzione sono migliori predittori di patologia cardiometabolica.
Anche l’Associazione Europea per lo studio dell’Obesità (EASO) ha individuato nell’accumulo addominale di grasso un determinante di complicanze cardiometaboliche più forte dell’IMC, anche in persone normopeso/sovrappeso, indicando altresì il rapporto peso-altezza come un indicatore migliore, rispetto alla circonferenza vita, di rischio cardiometabolico.
Il calo ponderale, principale obiettivo terapeutico nell’obesità, ha mostrato di prevenire, ritardare o risolvere alcune complicanze. Negli studi clinici è emerso come una moderata riduzione del peso (3-7%) possa prevenire o ritardare il DT2, anche con successivo effetto memoria (o effetto legacy) sostenuto nell’arco di un follow-up di 15 anni. Riduzioni ponderali più importanti (>10%) sembrano essere necessarie per ottenere la remissione del DT2 o raggiungere benefici cardiometabolici ola riduzione di mortalità.
Non tutte le persone obese sviluppano le complicanze relate all’obesità, in particolare quelle cardiometaboliche. Un ruolo va assegnato al TA quale organo endocrino, regolante appetito, sazietà, infiammazione, risposta immune, metabolismo glucidico e lipidico, insulino-sensibilità, funzione vascolare/ossea. Una secrezione alterata di adipochine determina disfunzione del TA, con importanti ripercussioni sugli organi periferici, tradotti in danno d’organo caratteristici dell’obesità. In particolare, alti livelli di adipochine proinfiammatorie (chemerina, progranulina, MCP-1), aumentati livelli di leptina e bassa secrezione di adipochine protettive (adiponectina) rappresentano un pattern secretorio del TA diabetogeno, proinfiammatorio e proaterosclerotico.
La distribuzione viscerale del TA, la sua disfunzione attraverso processi di infiammazione cronica, di autofagia, di apoptosi cellulare e fibrosi, e l’insulino-resistenza costituiscono i principali determinanti dell’elevato rischio di patologie cardiometaboliche relate all’obesità.
Gli approcci terapeutici, comportamentali, farmacologici e chirurgici, hanno dimostrato di determinare, attraverso un calo ponderale, soprattutto se precoce e intenso, effetti reali e sostenuti sugli obiettivi cardiometabolici, ma è evidente che il target non può essere solo la riduzione ponderale, bensì migliorare le manifestazioni cliniche dell’obesità e prevenire la progressione del danno d’organo.
Nuove terapie. Le nuove terapie incretiniche hanno rivoluzionato il trattamento delle persone con obesità e DT2. Ad esempio, semaglutide e tirzepatide hanno dimostrato di poter raggiungere perdite di peso >15-20%, consentendo di raggiungere un obiettivo superiore ad altri trattamenti farmacologici e chirurgici. L’obiettivo è tanto più importante se attuato precocemente, non solo attraverso il calo ponderale, ma anche per l’azione antinfiammatoria e insulino-sensibilizzante, così da rallentare anche l’evoluzione della disfunzione del TA. Altri farmaci approderanno nello scenario terapeutico (cagrilintide/semaglutide, retatrutide) e vari sono già gli studi clinici che valutano l’efficacia e l’applicazione di tali terapie anche nelle complicanze quali MAFLD, scompenso cardiaco, malattia renale cronica, sindrome delle apnee notturne.
Tali nuovi farmaci potrebbero colmare il gap esistente fra le terapie farmacologiche e chirurgiche dell’obesità, ma sono necessari studi a lungo termine per valutarne l’efficacia sugli esiti cardiometabolici e la sostenibilità.
Conclusioni. Ancora molte sono le domande aperte: riguardano i meccanismi alla base di tutte le complicanze dell’obesità e la possibilità di curarle nel migliore dei modi, soprattutto per migliorare la qualità di vita e l’aspettativa di vita delle persone obese.
LEGGI E SCARICA L’ARTICOLO ORIGINALE: Diabetes Obes Metab 2025 Mar 11. Online ahead of print
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