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Diabete e tumori

Quella fra diabete e tumori è una relazione complessa. Uno scarso controllo glicemico rende più probabile l’insorgenza di alcuni tumori e la loro recidiva. Viceversa, acquisire e mantenere una buona emoglobina glicata favorisce la risoluzione dei tumori. Oncologi e pazienti non considerano il diabete un problema di secondo piano. Ora si tratta di avviare forme di collaborazione interdisciplinare simili a quelle in corso tra diabetologia e cardiologia.
Intervista a Gennaro Clemente

Intervista a Gennaro Clemente

Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche e coordinatore del gruppo nazionale di AMD Diabete e Tumori

Un cattivo compenso glicemico non solo aumenta il rischio di sviluppare un tumore ma ne peggiora la prognosi e aumenta le possibilità che esso ricompaia nel tempo (cosiddetta recidiva). La persona con diabete che sviluppa un tumore deve quindi curare entrambe le patologie.

Ma come? Diabetologi e Oncologi si interrogano. Grazie alle nuove terapie antitumorali, aumenta il numero di persone che si sono lasciate alle spalle il tumore, grazie a una terapia farmacologica, radiologica o a un intervento chirurgico o a un insieme di questi approcci. ‘Cancro’ non è più una sentenza di morte.

Nel 55% dei casi la persona con tumore vive 5 anni dopo la diagnosi (anche molto più a lungo ma per ragioni pratiche gli studi si fermano in genere dopo 5 anni). Si ripete, insomma, oggi, per i tumori quanto avvenuto 100 anni fa per il diabete di tipo 1 grazie alla scoperta dell’insulina, 70 anni fa per le infezioni più gravi grazie alla penicillina o, più recentemente per l’Aids con i nuovi farmaci disponibili: una minaccia mortale diviene una malattia cronica o un rischio. Emerge così il ‘felice problema’ di curare il diabete in persone seguite per un pregresso tumore per evitare recidive.

«La prima cosa da ricordare e non solo ai pazienti», esordisce Gennaro Clemente, responsabile del gruppo di studio Diabete e Tumori della AMD, «è che curare il diabete è importantissimo anche quando si ha un tumore. Guai a pensare “ora mi occupo del cancro che è una cosa seria e mortale, al diabete ci penserò dopo”. Il successo di una terapia antitumorale nella persona con diabete, migliora se questi è in buon compenso glicometabolico». Ancora una volta la logica della specializzazione, per altri versi necessaria, rende difficile seguire il paziente oncologico (che ha o ha avuto un tumore) con diabete. «I diabetologi non sanno nulla di oncologia e gli oncologi non sanno nulla del diabete. Siamo nella situazione in cui eravamo 20 anni fa con i cardiologi, con la differenza che la distanza concettuale fra le due discipline è ancora maggiore», nota Clemente.

Anche in quel caso le persone, ad esempio reduci da un infarto o con sintomatologia ischemica, tendevano a considerarsi solo o soprattutto pazienti cardiologici, tralasciando la cura di quel diabete che era forse la concausa principale dei loro problemi ‘di cuore’. Oggi cardiologi e diabetologi lavorano spesso in team, esistono incontri di formazione comuni, gruppi di studio e linee guida (anche se si può fare di più). Si lavora sulla dimissione assistita del paziente cardiologico con diabete e così via. Il Gruppo di Studio Diabete e Tumori intende ripercorrere la stessa strada.

«Sicuramente questa iniziativa deve svilupparsi divenendo un ponte se non un vero gruppo intersocietario interagendo con le Società scientifiche della Oncologia», prevede Clemente, «il primo passo comunque è fare formazione presso i diabetologi. Per fare solo qualche esempio: nel corso di una chemioterapia spesso si somministrano al paziente dosi massicce di cortisonici, che hanno un effetto marcato sulla glicemia e richiederebbero un aggiustamento della terapia.

Lo stesso vale per la nausea da chemio o radio-terapia e per le alimentazioni speciali richieste per alcuni tumori. Oppure: è provato che una terapia a base di metformina riduce il rischio di recidiva dopo un tumore alla mammella. Sarebbe il caso quindi di rivedere la terapia inserendo questo ipoglicemizzante orale a fianco o al posto di altri», esemplifica Clemente, «viceversa lo studio Origin ha affermato con chiarezza che la terapia con insulina non aumenta il rischio di sviluppare tumori». Il diabetologo deve essere consapevole che la qualità del compenso glicemico che riesce ad assicurare è un fattore importante sia nel rischio di sviluppare il tumore, sia nel successo della terapia, sia nel rischio di recidive.

«In un paziente con un’attesa di vita limitata dal tumore, noi diabetologi possiamo dare meno peso al rischio di complicanze ma dobbiamo comunque evitare picchi iperglicemici che possono disidratare il paziente o aumentare il suo rischio cardiovascolare, già aggravato dalla malattia e dalle terapie. Insomma», conclude il direttore del Gruppo di studio Diabete e Tumori di AMD, «gestire bene il diabete ‘paga’ anche in termini di rischio tumore».