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Ruolo della variabilità glicemica sugli esiti di intervento cardiochirurgico

A cura di Massimo Michelini per il Gruppo AMD: Diabete e Inpatient

15 maggio 2017 (Gruppo ComunicAzione) – L’iperglicemia è un evento comune tra i pazienti che afferiscono ai reparti di cardiochirurgia, sia perché i essi hanno un più elevato rischio di sviluppare malattia coronarica rispetto ai soggetti non diabetici sia perché spesso, durante la fase postoperatoria, in un quarto dei pazienti non diabetici si sviluppa un’iperglicemia da stress.

Da alcuni studi sia il compenso metabolico, indicato dal valore dell’HbA1c, sia la regolazione della glicemia in acuto sono correlati con la prognosi successiva a un intervento cardiochirurgico e anche, nell’ultimo caso, con la prognosi dopo una sindrome coronarica acuta.

In uno studio osservazionale prospettico, pubblicato sul Journal of Diabetes and its Complication da Beena Bansal (Division of Endocrinology and Diabetes, Medanta, The Medicity, India) e colleghi, sono stati valutati, per un periodo di oltre 3 mesi, l’effetto della variabilità glicemica di 870 pazienti, dopo evento cardiochirurgico, su alcuni outcome.

Da analisi di regressione lineare la variabilità glicemica è risultata correlata direttamente con la durata del ricovero in unità di terapia intensiva, con l’aumento dei valori di creatininemia, nonché con la durata del ricovero ospedaliero.

In analisi di regressione multivariabile, la variabilità glicemica è risultata correlata a una prolungata permanenza in unità di terapia intensiva e alla comparsa di danno renale.

La spiegazione del rapporto tra variabilità glicemica e gli outcome considerati potrebbe essere legata al fatto che pazienti con più ampia variabilità glicemica siano quelli con una maggior compromissione clinica di malattia, quindi con una maggior durata del periodo di ospedalizzazione rispetto ai controlli; alternativamente, livelli glicemici maggiormente variabili potrebbero causare un maggior stress ossidativo responsabile di fenomeni di apoptosi.


J Diabetes Complications 2016;30(4):613-7

PubMed