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Valutazione psicosociale del pancreas artificiale

A cura del Gruppo AMD: Psicologia e Diabete

1 giugno 2015 (Congresso Medico) – La ricerca sul pancreas artificiale (PA) è progredita significativamente negli ultimi anni, con aumento delle aspettative di disponibilità nei prossimi 3-5 anni. Attualmente non esistono misure validate e attendibili per valutare le implicazioni psicosociali nell’accettazione e nell’uso efficiente del sistema; né, ugualmente, per valutare il “fattore umano”. In campo ingegneristico, e nello specifico nel mondo del diabete, il concetto di fattore umano è tradizionalmente associato a quelle preferenze individuali in termini di design, comandi, modalità di funzionamento che fungono da guida nella realizzazione di nuovi device nell’ottica di un miglioramento delle performance non solo di salute ma anche umane.

Esiste però anche un altro aspetto altrettanto importante del cosiddetto fattore umano, finora sottovalutato, che è il vissuto del paziente. Fiducia, credenze, emozioni, aspettative, onere nell’apprendimento e nella gestione influenzano l’uso di una nuova tecnologia e possono determinarne, se non considerate, un utilizzo discontinuo e subottimale o persino rappresentare una potenziale barriera.

Con questa premessa Katharine D. Barnard (Southampton, Regno Unito)e coll. hanno condotto una revisione sistematica della letteratura su aspetti psicosociali e qualità della vita associati all’uso di PA e tecnologie correlate. Dei 293 studi, estratti attraverso specifiche parole chiave, solamente 10 usavano questionari mirati all’aspetto psicosociale, solo 4 dei 103 trial in corso valutano l’aspetto psicosociale fra gli outcome. Ne è emerso che, se da una parte la persona con diabete e i familiari percepiscono come vantaggi all’uso del PA un miglior controllo della glicemia, una riduzione del bisogno di automonitoraggio e un risparmio di tempo, dall’altra le difficoltà con sistemi di calibrazione e di allarme, la paura dell’ipoglicemia, le dimensioni dello strumento e la totale automazione in assenza di regolazione esterna sono ravvisati come potenziali limiti.

Avvalersi di strategie psicoeducazionali, di competenze psicologiche integrate nel team di ingegneria biomedica come anche dell’esperienza delle persone con diabete di tipo 1 può in ciò favorire l’adesione ed aumentare il miglioramento percepito di qualità della vita.

In accordo con quanto il National Institute for Health and Care Excellence e la Food and Drug Administration consigliano nell’implementazione di nuovi device, gli autori esprimono la necessità di chiare linee-guida e di una maggiore attenzione all’aspetto psicosociale affinché la nuova tecnologia sia “giusta per la glicemia” e “giusta per il vissuto della persona”.

 

Diabetes Technol Ther 2015;17:295-300

PubMed


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