Caffè: un alleato per diabete e cuore?
A cura di Vanessa Ronconi
31 luglio 2026 (Gruppo ComunicAzione)
Introduzione
Un consumo moderato di caffè fa bene o male al cuore?
La caffeina è una tra le sostanze più comunemente consumate, soprattutto con il caffè, sebbene sia presente in tè, cioccolato e bevande energetiche.
Una dichiarazione scientifica, recentemente pubblicata sulla rivista Circulation dall’American Heart Association, ha cercato di mettere ordine tra i numerosi studi degli ultimi decenni, i quali – seppure con taluni limiti – in sintesi indicano che per la maggior parte degli adulti l’equivalente di circa 3 tazze di caffè al giorno non solo è sicuro, ma si associa a un rischio più basso di diabete tipo 2 e di diverse malattie cardiovascolari.
Caffè, caffeina e rischio di diabete tipo 2
- Il consumo abituale di caffè si associa a un rischio ridotto di sviluppare diabete tipo 2. Gli studi indicano che chi beve fra 3 e 5 tazze al giorno (ovvero tra 375 e 625 ml, pari a circa 230-380 mg di caffeina) presenta una riduzione del rischio del 20-30% rispetto ai non consumatori.
- L’effetto favorevole si mantiene anche con il caffè decaffeinato, indicando che il beneficio sembra derivare non tanto dalla caffeina, quanto da altri componenti della bevanda (polifenoli, acidi clorogenici, magnesio e cromo) in grado di migliorare la sensibilità insulinica, il metabolismo del glucosio e di esercitare un’azione antiossidante e antinfiammatoria, anche attraverso il microbiota intestinale.
- Tuttavia, nell’immediato, la caffeina può ridurre transitoriamente la sensibilità insulinica e peggiorare la risposta glicemica; un effetto acuto che, però, non annulla il beneficio metabolico complessivo legato al consumo abituale.
Pressione arteriosa, colesterolo e malattie cardiovascolari: effetti del caffè e della caffeina
- La caffeina provoca un aumento a breve termine della pressione arteriosa, ma con un consumo abituale, soprattutto con caffè filtrato, l’associazione risulta neutra o, in alcuni studi, persino a favore di un ridotto rischio di ipertensione, a partire da 3 tazze al giorno. Nell’insieme, tuttavia, i dati restano non conclusivi. Le bevande energetiche ad alto contenuto di caffeina mostrano invece dati meno rassicuranti, con tendenza all’aumento della pressione.
- Il colesterolo “cattivo” (LDL) non è influenzato dalla caffeina in sé, ma dal cafestolo, presente in particolare nel caffè non filtrato (bollito, come quello francese o turco) e, in minor misura nel caffè espresso o nella moka. In particolare, il caffè espresso sembra associato solo a un modesto incremento del colesterolo.
- Il consumo di 2-3 tazze di caffè al giorno si associa a un rischio uguale o leggermente inferiore (circa 10%) di malattia coronarica; una riduzione del rischio di insufficienza cardiaca si è osservato con circa 4 tazze al giorno ed una diminuzione del 20% del rischio di ictus ischemico con 3-4 tazze giornaliere. Riguardo alle aritmie, nei bevitori abituali (1-3 tazze al giorno), il caffè non sembra aumentare il rischio di fibrillazione atriale e potrebbe persino ridurne le recidive, sebbene in alcuni specifici contesti possa incrementare le extrasistoli ventricolari, battiti anomali a cui prestare maggiore attenzione. Dosi estreme, come polveri o capsule concentrate, possono invece risultare pericolose.
Un quadro rassicurante per il consumo moderato di caffè
Uno dei messaggi centrali del documento è, quindi, che un consumo abituale e moderato di caffè (2-4 tazze al giorno) si associa a un minor rischio di diabete tipo 2, ipertensione e malattie cardiovascolari, inclusi ictus e fibrillazione atriale.
Di fatto, un tale consumo di caffè può essere considerato parte di uno stile di vita salutare, seppure con differenze di tollerabilità individuali determinate, in parte, da una predisposizione genetica.
Il caffè decaffeinato conserva gran parte di questi vantaggi, confermando che il beneficio risiede nel caffè, piuttosto che nella sola caffeina.
Al contrario, bevande energetiche – come gli energy drink – e integratori ad alto contenuto di caffeina vanno evitati; e seppur i dati scientifici siano limitati, essi non vanno estesi automaticamente a tali fonti di caffeina ad alta concentrazione. Va preferito il caffè filtrato, limitando l’aggiunta di zuccheri, latte e derivati, che potrebbero, a loro volta, annullarne i benefici.
Caffeine and Cardiovascular Disease: A Scientific Statement From the American Heart Association.
Circulation 2026 Jul 20. Online ahead of print


