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Diabete No Grazie

Divagazioni tra corpo e linguaggio

Informale e ‘veloce’ il saluto di antica origine veneta “ciao” ha perso da tempo il suo ruolo. Non indica più un rapporto tra persone (anticamente significava ‘servo vostro’) ma una semplice presa d’atto della fuggevole presenza dell’altro.
Di Maurizio Sentieri

di Maurizio Sentieri

Appartiene ad un recente filone della cultura biomedica la “riscoperta” e l’enfatizzazione del ruolo del moto in un corretto stile di vita e nella prevenzione nelle principali malattie del benessere.

Diverse versioni di piramide alimentare mettono alla base un adeguato dispendio energetico prima di ogni indicazione alimentare nella composizione di una dieta equilibrata. La riscoperta di un’adeguata “fisicità” e interazione con l’ambiente sono diventati un presidio di prevenzione al pari di una dieta equilibrata. Il paradigma motorio si affianca a quello metabolico nella costruzione di un adeguato stile di vita. Paradigma del tutto sensato anche solo a pensare le profonde trasformazioni sociali degli ultimi decenni e il pesante deficit in consumi energetici che abbiamo pagato alla modernità.

In questo senso il linguaggio e la sua evoluzione può forse offrire inaspettate suggestioni…

La parola Ciao ad esempio…il saluto consueto degli italiani sembra ormai essere diventata espressione comune oltre i confini nazionali. Niente di strano… in un mondo globalizzato, è una patente di internazionalità divisa ad esempio con bye o con hola.

Se non fosse che a differenza dell’inglese o dello spagnolo l’italiano gode di una diffusione molto più limitata e quindi la “notorietà ” raggiunta dal ciao potrebbe avere altre basi e altre origini da quella di una massa critica di parlanti.

Bellissimo suono peraltro il ciao… eppure pochi conoscono le origini di una parola così comune.
Ciao deriverebbe dal dialetto veneto S-ciao contrazione dell’espressione “schiavo vostro”. Vale a dire, in origine, un saluto come forma di ossequio. Ebbene, solo nel novecento in Lombardia e poi con una veloce progressione (oggi si direbbe “virale” ) nel resto del paese il ciao ha assunto il significato presente.

In una delle città più “urbane” e sedentarie d’Europa (un unico grande centro storico, si cammina poco e ci si muove in barca) nasce il saluto della modernità stanziale….

E accade nel Novecento: il secolo che vede il predominio delle città sulle campagne, la supremazia della vita urbana, la messa al bando della pastorizia come di ogni mestiere nomade e il ciao diventa il saluto di tutti…

Il ciao e la modernità urbana… il ciao e la scomparsa di un umanità nomade… solo una congettura, una suggestione naturalmente…

Una moderna “dittatura” peraltro quella del ciao, che interponiamo nell’incontro tra conoscenti o anche semplicemente per avvicinare creando familiarità e quasi sempre per accomiatarci. Insieme a quella che sarebbe una recente pandemia restano poi le forme verbali impiegate per salutarsi mentre si chiede della vita dell’altro: “come stai”?

Oltre a questa espressione ne condividiamo altre quali “Come andiamo”? ” Come va”? “Andiamo bene…”? O ancora Come va la vita? Come te la passi…?

Si dovrebbe forse dire venivano condivise perché l’impiego di queste forme sembra essere sempre meno abituale. Ancora niente di strano….episodio comune di evoluzione del linguaggio, sintomo e frammento di storia minuta di ogni popolazione e società , condizione naturale di ogni “lingua viva”…

Eppure sono tutte forme verbali in cui il movimento è sinonimo di benessere….l’andare, il peregrinare assume qui l’augurio e il significato di stare bene…

Niente di strano se non che queste espressioni tendono ad essere sostituite da altre, anch’esse a loro modo rivelatrici: sempre più facilmente non diciamo forse ” Tutto bene” ? “Tutto a posto” ? “Tutto in regola” ? “Tutto in ordine” ? O addirittura “Tutto sotto controllo”…?

Il cammino, il viaggio, la consapevolezza dell’incertezza rispetto all’ossessione odierna di avere tutto sotto controllo…

Accadeva quando i mestieri nomadi erano parte del tessuto che faceva stare in piedi la società. Quando il mondo non aveva ancora messo al bando la pastorizia (finalmente cancellata la progenie di Abele..). Quando il viaggio era ancora un’incognita e un’avventura e salutarsi con Addio….significava “a Dio piacendo arriveremo…” , “a Dio piacendo ci rivedremo…”.

Oggi non esistono più pastori né viaggi e viaggiatori ma solo tour e “touristi”. Il “giro circolare”, l’andata e ritorno garantiti sono il tempo del ciao non dell’addio. La modernità ci ha consentito di alienare molta dell’insicurezza del vivere mentre continuiamo ad anelare ad altre forme di certezza.
Dunque i privilegi della modernità intorno a noi… Il ciao ne è voce e saluto mentre l’ossessione di una “certezza del vivere” alla fine comunque impossibile ci spinge oltre a dire “tutto a posto ” tutto sotto controllo”…

Recentissimi saluti questi, metafore, forse, loro malgrado, disturbanti piccole verità nelle nostre ordinate, sedentarie vite.

Il Ciao e il suo successo… segno di uno stile di vita in cui in definitiva “si va e si viene” pur rimanendo fermi (moto, auto, treni, aerei…). “Ciao” sembra l’inconsapevole saluto, dolce e informale, di una modernità e di una società sedentaria come non mai, viatico di un umanità nel cui suono, fatalmente, ci si riconosce.