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Diabete No Grazie

Il digiuno intermittente è efficace in soggetti ad alto rischio di diabete mellito e malattie cardiovascolari

Il cosiddetto digiuno intermittente, capace di stabile un ciclo regolare di alimentazione e digiuno, potrebbe diventare una strategia efficace nel trattamento della sindrome metabolica e quindi nella riduzione del rischio di diabete tipo 2 e di malattie cardiovascolari.
a cura di Eugenio Alessi

Il digiuno intermittente, inteso come limitazione del consumo di cibo in una finestra di 10 ore, con digiuno nelle restanti 14 ore della giornata, è un intervento dietetico sempre più diffuso, finalizzato ad assecondare il normale alternarsi del giorno e della notte (ritmo circadiano) che regola il funzionamento del sistema endocrino, del sistema nervoso autonomico e del metabolismo dei nutrienti.

Vi sono peraltro evidenze, in animali di laboratorio, dell’efficacia del digiuno intermittente nel prevenire e nel curare patologie metaboliche, come obesità, elevati valori della pressione arteriosa e diabete mellito. Anche nell’uomo, in soggetti sani, sembra efficace nella prevenzione delle suddette patologie.

Ora, uno studio pilota, pubblicato recentemente sulla rivista Cell Metabolism, ha per la prima volta valutato gli effetti del digiuno intermittente su 19 persone con sindrome metabolica, condizione caratterizzata da insulino-resistenza e dall’associazione di almeno tre fattori fra obesità, elevati valori di pressione ed elevati livelli di grassi (colesterolo, trigliceridi) e di glicemia a digiuno, gravata da elevato rischio di diabete mellito tipo 2 e malattie cardiovascolari.

Tredici donne e sei uomini con sindrome metabolica, per la maggior parte obesi, hanno limitato per 12 settimane l’assunzione del cibo a 10 ore al giorno (il primo pasto fra le 8 e le 10 del mattino, l’ultimo fra le 18 e le 20) con digiuno nel resto della giornata, senza nessuna indicazione a ridurre l’apporto calorico totale o a modificare la loro dieta, né a modificare il livello di attività fisica. È stata fornita loro un’App validata per smartphone, in cui inserire i dati sull’alimentazione.

Al termine dei 3 mesi i partecipanti hanno perso in media 3,3 kg, con una riduzione significativa dell’indice di massa corporea, della percentuale di grasso corporeo e di grasso viscerale, nonché della circonferenza vita. È stata inoltre riscontrata una serie di effetti positivi sui parametri cardiometabolici, con riduzione significativa della pressione arteriosa, del colesterolo totale, del colesterolo LDL e non HDL, in maniera indipendente dalla perdita di peso. Undici partecipanti avevano una forma di pre-diabete (glicemia ≥100 mg/dl e/o emoglobina glicata ≥5,7%), un partecipante era affetto da diabete tipo 2: in questo sottogruppo l’intervento dietetico ha portato a una significativa riduzione della glicemia a digiuno ed emoglobina glicata, particolarmente marcata nel soggetto affetto da diabete. Mediante specifico questionario è stata valutata anche la qualità del sonno, risultata significativamente migliorata, con un lieve aumento della durata.

Lo studio conclude che il digiuno intermittente, inducendo un ciclo regolare di alimentazione e digiuno e supportando il fisiologico ritmo circadiano del nostro organismo, potrebbe essere una strategia efficace nel trattamento della sindrome metabolica e quindi nella riduzione del rischio di diabete mellito tipo 2 e di malattie cardiovascolari ad essa associati, con un livello di aderenza potenzialmente più elevato rispetto alla restrizione calorica e all’incremento dell’attività fisica, comunque auspicabili.

Va infine ricordato che la maggior parte dei partecipanti assumeva farmaci per il trattamento di elevati valori di pressione arteriosa, colesterolo e trigliceridi, per cui l’effetto favorevole del digiuno intermittente sarebbe aggiuntivo, anche se potrebbe aver migliorato l’aderenza e la regolarità della terapia farmacologica.

Si tratta di uno studio interessante, ma di dimensioni ridotte e dal follow-up limitato, per cui rimangono i dubbi sull’aderenza e sull’efficacia a lungo termine, che richiedono certamente ulteriori studi.


Ten-Hour Time-Restricted Eating Reduces Weight, Blood Pressure, and Atherogenic Lipids in Patients with Metabolic Syndrome
Cell Metab 2020 Jan 7;31(1):92-104