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Diabete No Grazie

Le malattie non trasmissibili

Un lungo articolo per spiegare come la ‘semplice’ prevenzione del diabete si inserisca in una vera battaglia politica ed economica. Onu e Oms vogliono agire per arginare l’impatto delle malattie non trasmissibili (diabete, tumori, aterosclerosi) prima causa di morte ormai anche nei Paesi emergenti. Ma un’azione concreta cozza contro gli interessi delle aziende e dei Paesi avanzati in un confronto di cui avrete letto ben poco suoi giornali.

Si chiamano malattie non trasmissibili: sono patologie in buona parte croniche come diabete, aterosclerosi (e quindi ischemie e infarti), tumori e affezioni polmonari. Da alcuni anni sono diventate la principale causa di morte nel pianeta, causando il 63% delle 56 milioni di morti avvenute nel 2008.

La loro importanza è tale da aver portato le Nazioni Unite a organizzare lo scorso settembre una riunione apposita della sua Assemblea generale per spingere gli Stati ad affrontare la loro prevenzione e migliorare il trattamento. È solo la seconda volta nella storia che l’Assemblea Generale si è riunita per discutere un trema sanitario (la prima volta è stata nel 2001 per discutere dell’Aids).

A lungo considerate un problema dei Paesi avanzati, le malattie non trasmissibili stanno diffondendosi in tutti i Paesi emergenti. Delle 36 milioni di morti avvenute a causa di queste malattie nel 2008 (due terzi del totale) l’80% è avvenuta in paesi a basso o medio reddito.

“È passato”, scrive l’Economist, “il tempo in cui nei Paesi emergenti le popolazioni affamate e impegnate in uno strenuo esercizio fisico non rischiavano di diventare obese, non potevano permettersi le sigarette e morivano in grande maggioranza prima dell’età in cui si sviluppano le malattie croniche. Le malattie non trasmissibili oggi non sono più un problema solo dei Paesi ‘ricchi'”.

In Cina il numero di persone con diabete raddoppierà tra il 2010 e il 2025, nel Medio Oriente e in Oceania la percentuale di persone con diabete è doppia o tripla rispetto all’Europa. Nel 2030 anche in Africa le malattie croniche diverranno la principale causa di morte superando quelle legate alla maternità, alla prima infanzia e le malattie infettive come malaria e Aids. Inoltre nei Paesi emergenti le malattie croniche colpiscono le persone già a 40-50 anni uccidendole o rendendole inabili nella piena età lavorativa con un mancato introito stimato in 7 mila miliardi di dollari.

 

L’EPIDEMIA INVISIBILE

Le malattie croniche del cuore dei polmoni o tumori o diabete, spesso sono il prevedibile e prevenibile risultato di stili di vita poco salutari: fumo, abuso di alcol, alimentazione ricca di grassi, sale e zuccheri e mancanza di attività fisica. Fin dagli anni ’90 gli esperti della Oms avevano capito che l’urbanizzazione e la globalizzazione avrebbero portato a una esplosione delle malattie croniche nel terzo mondo. L’emergere dell’Aids e l’attenzione giustamente prestata alla malaria e – meno giustamente – alle temute pandemie influenzali ha congelato per un decennio circa la riflessione su questo sviluppo.

Nelle grandi città dell’Africa o dell’Asia, gli stili di vita della popolazione assomigliano a quelli della popolazione povera degli Stati Uniti. Sedentarietà, fumo, alcol. cibo spazzatura. Ma la assistenza sanitaria offerta è una frazione di quella (peraltro lacunosa) offerta negli Stati Uniti e al contrario di quel che avviene negli Usa in Africa e Asia nessuna legge protegge i cittadini da aggressive campagne di promozione del fumo e del consumo di alcol.

 

LE SOLUZIONI ESISTONO

Gli esperti concordano sul fatto che esistono metodi di costo limitato e provata efficacia che potrebbero ridurre di molto il problema: portare a tutti Paesi (compresi quelli dove i governi sono facile preda delle lobby economiche) le misure per scoraggiare il fumo, estenderle all’uso smodato di alcol, ridurre per legge il contenuto di sale, di zuccheri aggiunti e grassi saturi e proibire l’uso di grassi transaturi nei cibi confezionati. Sono misure a costo zero che diversi Paesi dell’Africa hanno preso. Un secondo insieme di soluzioni riguarda la cura di patologie metaboliche attraverso la somministrazione di farmaci a costo assai basso ma efficaci (la metformina per il diabete, gli ace-inibitori per l’ipertensione).

 

UN ACCESO CONFRONTO FRA LOBBY E STATI

La dichiarazione con la quale si è conclusa la Sessione delle Nazioni Unite sulle malattie croniche può sembrare blanda e quasi priva di significato (scarica la risoluzione). In realtà dietro a questo incontro – preceduto nell’aprile 2011 a Mosca da una riunione dei ministri della Sanità di tutto il mondo dedicata al controllo delle malattie non trasmissibili e organizzata dall’Oms – c’è stato un lungo e acceso confronto politico e diplomatico.

I negoziati che hanno preceduto il summitt tenuto a settembre 2011 alle Nazioni Unite sono stati inaspettatamente lunghi e difficili scrive la rivista americana Foreign Affairs e si erano anche brevemente interrotti per raggiungere il consenso quasi all’ultimo minuto.

Multinazionali della birra come Anheuser-Busch, InBev and Molson Coors sono state invitate a partecipare ai lavori come ‘rappresentanti della società civile’. Pepsi (bevande gassate e snack) ha sponsorizzato eventi per i delegati e ha partecipato attivamente ai lavori attraverso organizzazioni come l’United Nations Business Council e la International Food and Beverage Alliance. Più defilate le multinazionali del tabacco. Il lobbying delle imprese è riuscito a evitare che l’Onu chiedesse in maniera forte ai governi di limitare in qualche modo il consumo di tabacco, alcolici e alimenti insalubri o di tassarli.

La battaglia più forte si è giocata sul fronte dei brevetti. Se l’Onu avesse definito il problema “una emergenza mondiale” i governi del terzo Mondo avrebbero potuto (autorizzati da apposite clausole del diritto internazionale) consentire alle loro aziende di produrre farmaci coperti da brevetti di Case farmaceutiche occidentali, le cosiddette ‘compulsory licence’. Le aziende che detengono questi brevetti sono riuscite a coinvolgere i loro governi: Usa. Canada e Ue hanno resistito all’idea di promuovere esplicitamente tasse e regolamenti sull’industria o di autorizzare la violazione dei brevetti sui farmaci, affiancati in questo dalla NCD Alliance un’organizzazione che si presenta come alleanza fra organizzazioni non governative ma che è finanziata da una dozzina di multinazionali farmaceutiche, scrive Foreign Affairs.

Viceversa un gruppo di 132 nazioni a basso e medio reddito supportata dalla Cina insisteva affinché l’Onu creasse le basi giuridiche che avrebbero permesso ai loro governi di agire. Favorevoli anche alcuni Paesi come India, Croazia o Israele, sedi di importanti multinazionali del farmaco generico.

 

COSA SUCCEDE ORA?

La dichiarazione conclusiva della Sessione chiede al Segretario Generale Ban Ki Moon di sottoporre entro la fine del 2012 delle strategie per facilitare la lotta alle malattie non trasmissibili. Una cosa è sicura: il tema delle malattie croniche non ha ‘presa’ sull’opinione pubblica e sulle organizzazioni non governative. Il summit del 2001 portò alla creazione del Global Fund to Fight AIDS, Tuberculosis and Malaria, con miliardi di dollari forniti da governi e fondazioni come la Bill & Melinda Gates Foundation.

Nel 2011 il tema NCD non è uscito dagli ambiti specialistici. L’attenzione dei ‘donors’ continua a essere concentrata su malattie ad alto impatto emotivo. Nel 2007 governi, fondazioni e istituzioni prevalentemente occidentali hanno investito 22 miliardi di dollari per le necessità sanitarie dei Paesi in via di sviluppo. Di questi solo 700 milioni, il 3% sono andati alle malattie non trasmissibili. Il che è controproducente. Ci sono persone in Africa con Aids e diabete che ricevono dalle ONG costose cure per l’Aids ma muoiono perché nessuno segue il loro diabete. Si seguono con molta attenzione le giovani donne sessualmente attive in Africa ma non ci sono i soldi per vaccinarle contro il tumore alle cervice uterina, particolarmente frequente in Africa. Si lotta contro la tubercolosi dimenticando che una persona con la glicemia alterata corre un rischio tre volte superiore alla media di contrarre la TBC.

 

I SIGNIFICATI SOCIALI DELLA PREVENZIONE

Cosa significa tutto questo nella realtà italiana? Significa che la prevenzione delle malattie croniche pur passando attraverso scelte individuali (non fumare, mangiare in modo sano e moderato, fare esercizio fisico) rappresenta in realtà una sfida dalle forti conseguenze economiche e politiche. Significa consumare meno: meno benzina, meno prodotti industriali, significa prevenire con screening o interventi a basso costo invece che curare con intensivo ricorso a farmaci e consumo di risorse. Queste scelte riportate sul piano globale spostano interessi enormi, aprono rivalità fra nazioni che per altri versi sono alleate e integrate in un ciclo economico.

Prevenzione e corretta gestione delle malattie croniche non trasmissibili significa, come ben si scrive nella Moscow Declaration (scarica la dichiarazione), il comunicato finale della Conferenza della OMS sulle malattie non trasmissibili, “passare da una cura centrata sulla malattia a una cura centrata sulla persona”.