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L’erba del vicino è sempre più sana

Uno studio dettagliato apparso sull’ultimo numero degli Archives of internal medicine giudica fondamentale il ruolo delle condizioni ambientali più prossime, ‘di vicinato’, nella lotta contro il diabete tipo 2. Attraverso una politica di quartiere, vicina agli abitanti di una zona, è possibile infatti favorire quei comportamenti a livello di dieta e stile di vita che […]

Uno studio dettagliato apparso sull’ultimo numero degli Archives of internal medicine giudica fondamentale il ruolo delle condizioni ambientali più prossime, ‘di vicinato’, nella lotta contro il diabete tipo 2. Attraverso una politica di quartiere, vicina agli abitanti di una zona, è possibile infatti favorire quei comportamenti a livello di dieta e stile di vita che a loro volta riducono il fattore di rischio di sviluppo delle condizioni diabetiche. Finora queste sono state semplici sensazioni che circolavano tra i responsabili delle politiche sociali e gli esperti di medicina preventiva, ma ora questo studio condotto da un pool di ricercatori di diversi centri e università americane e mirato a valutare gli effetti della prevenzione nel campo dell’ateriosclerosi, costituisce una conferma sul campo di questi principi.
I dati provengono da tre diversi siti reclutati nel corso dello studio multi-etnico sulla ateriosclerosi negli Stati Uniti e riguarda un ampio campione di individui di età compresa tra i 45 e gli 84 anni. Le condizioni diabetiche (glicemia superiore ai 126 mg/dL o assunzione di farmaci ipoglicemizzanti o insulina) sono stati incrociati ai dati statistici sulle risorse di vicinato (impianti sportivi, centri di informazione, ristoranti di ‘health food’, cibo sano, e quant’altro).
È risultato che tra circa 2.300 partecipanti sono stati riscontrati 230 casi di diabete di tipo 2 in un arco di cinque anni. Chi risiedeva in aree meglio attrezzate sul piano delle attività sportive e dell’alimentazione era esposto a un tasso di incidenza del 38% inferiore. L’effetto della presenza di certe strutture e opportunità era statisticamente valido anche nei casi di aggiustamento legato a fattori personali di alimentazione, livelli di attività fisica e indice di massa corporea.