Skip to content

Diabete No Grazie

Prevenzione e dintorni

Dialoghi, interviste, spunti utili

News

Video Slow Food

Spunti dalla letteratura

CONOSCI IL DIABETE? Partecipa alla survey

Diabete.it

Dossier - Le normative per il diabete

EBM

Farmaci

Il cuore del problema

Interviste

Strumenti

Viaggiare lentamente

Riscoprire il gusto del viaggiare, rispettando i luoghi che si visitano, cercando l’incontro con gli altri e con se stessi. Questo il nuovo turismo che ha anch’esso le sue contraddizioni come mostra l’antropologo Duccio Canestrini, studioso di questo rito collettivo che è la vacanza.

Dieci anni fa, poche decine di persone in Italia parlavano di ‘viaggiare lentamente’; opponevano alla cultura del ‘più destinazioni, più lontane, nel minor tempo possibile’ una visione del viaggio come incontro fra persone come occasione per assaporare un territorio, magari limitato, e vicino.
Duccio Canestrini, un antropologo che ha messo al centro della sua ricerca questo strano rito moderno che è il viaggio, era fra questi.
«A dire il vero l’istanza del ‘viaggiare lentamente’ era frammista ad altre: la preocccupazione ecologica per esempio, l’odio per la critica alle grandi strutture turistiche create distruggendo l’habitat stesso che avrebbero dovuto ‘promuovere’ oppure il turismo responsabile, attento all’impatto sociale del turismo sui costumi e sulla moralità delle popolazioni».
Oggi l’impatto sociale del turismo, almeno per certi aspetti, è oggetto di legislazioni e accordi internazionali, gli ecomostri sono esecrati e anche lo slogan del viaggiare lentamente inteso come riscoperta del territorio e dei suoi valori è diffuso. Canestrini è divenuto docente alla School of management dell’università di Trento e alla facoltà di Scienze turistiche a Lucca.

A cosa si deve questo cambiamento? «Un po’ come è avvenuto nell’ecologia, una versione ‘leggera’ della filosofia di vita propugnata da pochi è divenuta moneta corrente», commenta Canestrini; «inoltre avevamo individuato un problema reale: la globalizzazione ha reso apparentemente tutte eguali le destinazioni. E poi teniamo presente che il viaggio in sé è solo un aspetto del rito, che comprende la dichiarazione di intenti ‘quest’estate vado a…’ e il racconto delle res gestae estive ‘dove sei stato in vacanza’. Sono due aspetti puramente simbolici ma potenti nei quali l’esigenza di stupire e di distinguersi porta a una veloce usura, a una inflazione delle proposte». Oggi che chiunque può andare ovunque, non viaggiare diventa ‘chic’. Attenzione: rifiutarsi di fare le vacanze è ancora tabù, è un atteggiamento antisociale, ma farle senza muoversi troppo, in un luogo vicino è molto à la page, e può essere anche costoso.

Il secondo fattore di successo del viaggiare lento è il grande impegno degli enti locali europei, «che hanno visto nella ‘valorizzazione del territorio’ – qualunque cosa significhi – l’opportunità di contrastare la globalizzazione e giustificare gli alti prezzi richiesti dalle strutture europee. Non si valorizza ancora però, in questa pubblicistica, l’incontro con l’altro, che è davvero l’aspetto che distingue il viaggiatore lento dal turista».
In questo senso è significativo che in molte narrazioni delle vacanze l’aspetto messo in luce sia proprio la disavventura, l’inciampo, che magari ha reso possible l’incontro reale con le persone e con la verità del luogo dove ci si era recati. «I tour operator aborrono l’imprevisto e cercano di far passare questa cultura nei loro clienti. In realtà l’imprevsito è la parte più ricordata e più significativa della vacanza. È singolare, no? Quella che per l’azienda è non qualità per il suo cliente è qualità e viceversa», nota Canestrini autore di diversi libri di divulgazione: Non sparate sul turista (Bollati Boringhieri), Andare a quel paese. Vademecum del turista responsabile (Feltrinelli), Lo spirito della quercia (Baldini Castoldi Dalai), Trofei di viaggio. Per un’antropologia dei souvenir (Bollati Boringhieri).

E i giovani? «Sono molto più avanti e molto più indietro», commenta Canestrini; «non hanno nessuna remora a prendere un aereo il sabato per andare a ballare a Ibiza o Berlino e tornare il giorno dopo, a un costo ecologico assurdo». D’altra parte questa generazione, che magari ha studiato all’estero grazie a Erasmus che chatta o si parla gratis via internet, è la prima a vivere l’Europa come un villaggio unico. Ed è da quando esiste la città che il rito del divertimento collettivo si celebra nella piazza centrale, nel luogo affollato. Il volo low cost è l’autobus o la lambretta del villaggio globale.

Sarà più interessante vedere cosa sceglieranno i viaggiatori anziani, che avranno la possibilità di risiedere per lungo tempo in altre città, magari tutta la vita come fanno gli inglesi. «Per ora si è affermata la tendenza al wellness», commenta Canestrini: «terme, trattamenti curiosi, persino la meditazione sono il punto forte di molte ‘destinazioni’ e strutture», continua Canestrini, che allo sguardo dell’antropologo associa l’occhio attento e fine dell’umorista; «ma è singolare che l’attenzione al proprio benessere fisico e psichico sia riservata a quel ‘tempo-altro’ che è la vacanza. Mi rovino la salute cinquanta settimane l’anno ma le altre due le passo a fare i bagni di fieno e yoga. Anche lo star bene insomma, espulso dal naturale ordine delle cose, è divenuto una ‘destinazione’ lontana», conclude Canestrini.