Skip to content

Il Chonic Care Model (CCM) e il diabete mellito tipo 2: revisione sistematica della letteratura

A cura di Andrea Nogara per il Gruppo AMD: Diabetologia e Outpatient

13 maggio 2016 (Gruppo ComunicAzione) – Il diabete mellito tipo 2 è una malattia cronica molto diffusa e in continua espansione in tutto il mondo e ad ogni livello sociale, sia nelle nazioni sviluppate sia in quelle in via di sviluppo.

Il Chronic Care Model (CCM) rappresenta un modello per la riorganizzazione della gestione delle patologie croniche e quindi anche del diabete. Esso implica l’ottimizzazione dell’azione di almeno sei elementi:

•       un sistema organizzativo sanitario;

•       il sostegno all’autogestione;

•       il supporto al processo decisionale;

•       un solido ed efficace sistema di erogazione dell’assistenza;

•       un sistema informativo;

•       politica e risorse delle comunità.

Inoltre, esso favorisce la miglior utilizzazione delle risorse esistenti e la creazione di nuove, mediante una più felice integrazione tra pazienti e team di specialisti, entrambi resi competenti e proattivi.

La possibilità di raccolta di una grande messe di dati può infine contribuire ulteriormente al miglioramento della cura della patologia cronica a tutti i livelli considerati. Una revisione sistematica di studi randomizzati e controllati proposta da Deise Regina Baptista (Brasile) e coll.e pubblicata sulla rivista Diabetology and Metabolic Syndrome, ha valutato tutti i diversi elementi del CCM e la loro influenza sugli outcome clinici nella cura del diabete mellito tipo 2.

Sono stati valutati 12 studi che hanno misurato diversi outcome diabetologici; gli studi erano caratterizzati da un’ampia variabilità nel numero dei pazienti coinvolti (47-2475), del periodo di osservazione (da 4 mesi a 5 anni), e talvolta non erano condotti “in cieco”. Le misurazioni erano spesso riportate dai pazienti stessi. Vi è inoltre assenza di dati registrati secondo il gold standard.

Sul totale degli studi, 6 hanno evidenziato un miglioramento degli outcome diabetologici utilizzando parte dei sei elementi del CCM. Gli outcome migliorati sono i valori di emoglobina glicosilata, colesterolo HDL, pressione arteriosa, BMI, modificazione dello stile di vita, qualità della vita, autocontrollo glicemico, qualità dei dati registrati.

In particolare, nella review si evidenzia che, nello studio di Piatt, un anno dopo l’intervento educazionale su provider e pazienti e applicazione di elementi del CCM a livello di comunità, si otteneva un miglioramento significativo dell’emoglobina glicosilata e profilo lipidico che migliorava ulteriormente nello studio che valutava il follow-up a 3 anni. Hiss, invece, nel gruppo di intervento, mediante counseling con individuazione di problemi, pianificazione di soluzioni e gestione dell’assistenza da parte del team, a 6 mesi otteneva miglioramento di pressione sistolica ed emoglobina glicosilata. Carter otteneva, nel gruppo di intervento, mediante registrazione e trasmissione dei dati per via telematica e videoconferenze con il team, il raggiungimento del target di emoglobina glicosilata e riduzione del BMI. Foy, dopo 5 anni di intervento che comportava una comunicazione telematica fra team diabetologico e cure primarie, otteneva una riduzione della pressione diastolica. Lee, attraverso il miglioramento dell’autogestione del paziente ed enfasi sulla sua partecipazione al processo decisionale, dopo 6 settimane otteneva un miglioramento dei valori di emoglobina glicosilata e a 28 settimane anche una riduzione del BMI.

Se il CCM viene proposto come sistema organizzativo per la gestione delle patologie croniche e quindi anche del diabete, pochi studi – tra quelli testati – hanno tuttavia mostrato un miglioramento degli outcome diabetologici. Solo due database sono stati utilizzati e ciò è sicuramente un grosso limite, ma un motivo del ridotto impatto del CCM sugli outcome diabetologici si ipotizza sia il mancato utilizzo di tutti gli elementi del modello che costituisce il CCM stesso.

Gli autori concludono auspicando uno studio in grado di valutare gli effetti sugli outcome diabetologici, anche di esito finale, con l’applicazione di tutti gli elementi del CCM.

 

Diabetology and Metabolic Syndrome 2016;8:7

PubMed


AMD segnala articoli della letteratura internazionale la cui rilevanza e significato clinico restano aperti alla discussione scientifica e al giudizio critico individuale. Opinioni, riflessioni e commenti da parte degli autori degli articoli proposti non riflettono quindi posizioni ufficiali dell’Associazione Medici Diabetologi.