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Diabete No Grazie

Attività fisica e diabete

1 febbraio 2017 – Ovviamente l’attività fisica è la chiave di volta per la salute dell’Homo sedentarius del terzo millennio. Prevenzione per chi è sano, componente terapeutica per chi è malato. Panacea per tutte le patologie, o quasi…
A cura del gruppo AMD ComunicAzione

1 febbraio 2017 – Ovviamente l’attività fisica è la chiave di volta per la salute dell’Homo sedentarius del terzo millennio. Prevenzione per chi è sano, componente terapeutica per chi è malato. Panacea per tutte le patologie, o quasi. Da quelle metaboliche a quelle cardiovascolari, da quelle neurologiche a quelle immunitarie, da quelle osteoarticolari a quelle gastrointestinali. E così via. Per l’obesità poi è terapia. E per il diabete tipo 1 e tipo 2? Un tempo temuta, oggi un cardine di prevenzione e cura. L’esercizio fisico, specie se aerobico, è parte integrante del piano di trattamento del diabete mellito.

Uno dei consigli pratici più semplici da seguire per persone affette da diabete è quello di inserire l’attività fisica all’interno della routine della propria giornata. Basta adottare soltanto dei piccoli accorgimenti. L’esercizio fisico dovrebbe essere svolto quotidianamente, alle ore più idonee in relazione ai pasti ed eventualmente alla somministrazione insulinica; concordando un piano con il diabetologo di fiducia. Così facendo, l’attività fisica può contribuire a tenere sotto controllo la glicemia e contemporaneamente determina un effetto positivo anche sul benessere generale dell’individuo, contribuendo altresì alla prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Non occorre strafare, e come suggerito dalle società scientifiche del settore e in particolare dal gruppo di studio nazionale interassociativo AMD-SID (Associazione Medici Diabetologi e Società Italiana di Diabetologia) basta iniziare riflettendo su tutte le semplici attività del nostro quotidiano che possono aiutarci a effettuare esercizio quotidiano: cominciamo a camminare di più e a non utilizzare l’ascensore fino al terzo piano, per poi aumentare di un piano (sempre a piedi) ogni settimana successiva, fino a compiere l’intera salita senza l’ascensore. Rinunciare alla fermata dell’autobus sotto casa e salire alla fermata successiva, oppure scendere alla fermata precedente al luogo ove siamo diretti. Alzarci e camminare per almeno 5 minuti ogni ora mentre lavoriamo al pc oppure riposiamo guardando la tv; dedicarci al giardinaggio. Come suggerito dagli Standard Italiani per la cura del diabete mellito, sono consigliati almeno 150 minuti/settimana di attività fisica aerobica di intensità moderata (50-70% della frequenza cardiaca massima) e/o almeno 90 minuti/settimana di esercizio fisico intenso (>70% della frequenza cardiaca massima). L’attività fisica deve essere distribuita in almeno 3 giorni/settimana e non ci devono essere più di 2 giorni consecutivi senza attività.

L’attività fisica può contribuire al miglioramento generale di svariati parametri:

  • aumento della sensibilità all’ insulina
  • induce un profilo lipidico meno aterogeno
  • riduce i livelli di trigliceridi e VLDL
  • aumenta il colesterolo “buono” HDL
  • riduce il colesterolo “cattivo” LDL
  • riduce i livelli di pressione arteriosa in modo rilevante
  • favorisce il calo ponderale
  • aiuta a prevenire il diabete di tipo 2 migliorando la sensibilità all’insulina e il controllo glicemico.

L’ American College of Sports Medicine e l’American Diabetes Association nel loro position statement hanno delineato durata, intensità, frequenza cardiaca e tutti i parametri necessari a raggiungere rispettivamente obiettivi di “prevenzione” o di “cura” del diabete.

Nei soggetti con diabete tipo 2 l’esercizio fisico “contro resistenza” ha dimostrato in diversi studi di essere efficace nel migliorare il controllo glicemico così come la combinazione di attività aerobica e contro resistenza; è raccomandato inoltre, dalle linee-guida italiane, eseguire esercizio fisico contro resistenza secondo un programma definito con il diabetologo, per tutti i maggiori gruppi muscolari, 3 volte/settimana.

L’introduzione di un programma di attività fisica in soggetti non allenati o gravemente obesi, tramite esercizi graduali contro resistenza quali piccoli pesi, può consentire l’avvio di attività aerobiche, favorendo il potenziamento muscolare, l’aumento della capacità aerobica e il calo ponderale.

Cruciale è la scelta del tipo di attività fisica che, in presenza di diabete, viene scelto di intraprendere. Ci sono sport che possono essere più rischiosi di altri per il grado di impegno fisico richiesto e per il fatto di essere praticati in ambienti poco “protetti” (immersioni subacquee, paracadutismo, volo con deltaplano, alpinismo estremo, lotta libera, rugby, automobilismo e motociclismo). In questi casi, l’insorgenza di una crisi ipoglicemica grave può anche essere pericolosa per la propria vita. Non bisogna comunque dimenticare che il diabete, di per sé, non preclude, ad oggi, nessuna strada. Ci sono atleti diabetici che affrontano imprese sportive estreme grazie al loro ottimo controllo metabolico e ad un attento e frequente monitoraggio glicemico.

Marco Peruffo è una di queste persone: il 3 ottobre del 2002 ha conquistato la vetta del Cho Oyu alta ben 8201 m. La sua autodisciplina e il rigoroso controllo delle proprie condizioni fisiche sono state indispensabili per non mettere a rischio la propria vita e sarebbero possibili decine e decine di altri esempi simili.

Precauzioni
Seguendo l’opinione degli esperti del settore, la persona che segue una terapia insulinica, dovrà essere accuratamente informata:

  • Sulle variazioni della sensibilità all’insulina legate all’esercizio fisico (dopo aver effettuato attività fisica c’è un aumento della sensibilità all’insulina che tende a favorire il ripristino dei depositi di glicogeno (forma di deposito degli zuccheri a livello del fegato); tale fenomeno dura dalle 6 alle 12 ore dopo l’attività, ma può persistere anche fino a 24-36 ore).
  • Sul modificato assorbimento dell’insulina dai siti di iniezione (è bene evitare le parti del corpo coinvolte direttamente nei movimenti, anche dopo la seduta; l’aumento della temperatura dell’ambiente dove viene praticata l’attività fisica, così come la consueta doccia calda al termine degli esercizi, aumentano l’assorbimento dell’insulina iniettata con rischio di ipoglicemia, mentre lavorare in ambiente freddo ne riduce l’assorbimento con rischio di iperglicemie).
  • Sul timing dell’esercizio fisico e il livello di insulinizzazione (per evitare le ipoglicemie è bene effettuare attività fisica dopo almeno 2-3 ore dall’iniezione di analogo rapido e, se si usa ancora l’insulina Regolare, dopo almeno 4-5 ore dall’iniezione. L’orario migliore per l’attività fisica è il primo mattino, la tarda mattinata o il tardo pomeriggio; evitare quindi gli orari immediatamente post prandiali).
  • Sulla relazione fra il trend glicemico delle ore precedenti l’attività fisica, lo schema insulinico adottato e la risposta glicemica abituale e personale alla attività fisica. In particolare, la persona con diabete tipo 1, secondo le linee-guida dell’Associazione Diabetologi Americani, dovrebbe:
    • evitare di effettuare attività fisica se la glicemia è > a 250 mg/dl ed è presente chetonuria (presenza di chetoni nelle urine, valutabili con striscia reattiva);
    • fare attività con estrema cautela se la glicemia >300 mg/dl, in assenza di chetonuria;
    • introdurre una quota extra di carboidrati se livelli vicini al 300 e in rapida salita, anche in assenza di chetoni, sarebbe indicato sospendere momentaneamente l’esercizio e praticare una piccola dose di insulina regolare o di analogo.
  • Infine è bene sempre consigliare un opportuno equipaggiamento: scarpe comode e adatte all’attività fisica praticata; calzini di cotone senza cuciture per evitare lesioni cutanee; borraccia dell’acqua per mantenere una buona idratazione; cappellino per il sole/pioggia; carboidrati a lento/rapido assorbimento per l’eventuale necessità di correggere la glicemia; glucometro o sistema di monitoraggio glicemico in continuo.