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Diabete No Grazie

Il rischio di sviluppare il diabete dipende anche dall’ambiente in cui viviamo

Vivere in un contesto urbano ordinato, poco rumoroso, ricco di verde e di luoghi ove passeggiare potrebbe proteggere anche dal diabete.
A cura di Eugenio Alessi

Fattori di rischio ambientali si aggiungono a quelli più noti biologici e comportamentali nel determinare il rischio di sviluppare diabete mellito tipo 2. Queste sono le conclusioni di una revisione della letteratura recentemente pubblicata sull’importante International Journal of Environmental Research and Pubblic Health.

Lo studio aveva come obiettivo quello di valutare e pesare, per quanto emerge dalla letteratura scientifica, il contributo dei fattori legati all’ambiente nel determinare il rischio di diabete tipo 2. Sono stati inizialmente considerati 4221 articoli, da cui sono stati selezionati, per caratteristiche e qualità, 60 studi, per lo più pubblicati negli ultimi anni (28 nel biennio 2015-2017).

Le caratteristiche ambientali più comunemente studiate sono state la “camminabilità”, la presenza di strutture destinate all’attività fisica, l’offerta gastronomica, la presenza di spazi verdi, il traffico (abbinato all’inquinamento acustico e alla prossimità alle arterie stradali), l’inquinamento dell’aria e – infine – le caratteristiche del circondario in termini di sicurezza, accessibilità alle strutture sanitarie, estensione urbana, disordine.

La “camminabilità”, definibile come il grado in cui un’area facilita e supporta il camminare in termini di mix d’uso del suolo, accessibilità delle destinazioni, compattezza dell’area urbana, distanze, sicurezza e anche in termini estetici, nella maggior parte degli studi è associata a un rischio più basso di diabete. I fattori che sottendono tale correlazione sono però poco chiari, con possibile interferenza di obesità, grado di attività fisica e reddito.

Quanto alla presenza di strutture per l’attività fisica, l’evidenza del rapporto con la prevalenza del diabete, seppur plausibile, è limitata, ad indicare che non necessariamente la disponibilità correla con l’utilizzo. Anche i dati sull’impatto dell’ambiente gastronomico-accessibilità al cibo (presenza di fast food, supermercati, discount, negozi di cibo salutare, accessibilità a prodotti ortofrutticoli) sul rischio di diabete non sono univoci, anche a causa dell’eterogeneità degli studi esaminati e dell’interferenza dei tanti fattori che condizionano i comportamenti individuali, ma spicca l’associazione della disponibilità di cibo non salutare e il rischio di diabete negli afroamericani. La presenza di spazi verdi nel vicinato è invece risultata associata a un minor rischio di sviluppare il diabete, come emerge anche da tante altre evidenze in letteratura e sarebbe interessante valutarne gli effetti protettivi in studi specifici, così come individuare un “minimo spazio verde efficace”. La ricerca ha ancora tanto da fare sul tema. L’inquinamento acustico, in misura maggiore che non l’esposizione al traffico e la vicinanza abitativa a grandi arterie stradali, è risultato in molti studi significativamente associato al rischio di diabete; in alcuni casi in maniera “dose-dipendente” ed in misura maggiore nelle donne, nelle persone con bassa scolarità e con disturbi del sonno (questi ultimi già da altre evidenze associati al diabete).

Anche l’inquinamento dell’aria, in particolare da diossido di azoto (NO2) e micro particolati (PM2,5), è risultato essere associato a un aumentato rischio di diabete in maniera modesta, ma che, in considerazione del gran numero di persone esposte, può avere effetti di popolazione, specie se traslato nella realtà dei paesi in via di sviluppo, in cui i livelli di inquinamento sono molto maggiori che nei paesi già sviluppati. Sono pochi, invece, gli studi che hanno valutato l’impatto della sicurezza del vicinato, in termini di criminalità, disordine urbano, accessibilità alle strutture sanitarie; emerge che migliori condizioni abitative, il valore degli immobili e la compattezza dell’area urbana possano ridurre il rischio di diabete, attraverso la mediazione di fattori socioeconomici e culturali.

Questa revisione della letteratura, condotta in accordo a criteri rigorosi, seppure con le limitazioni dettate dalla natura osservazionale di molti degli studi esaminati e dall’esiguo numero di evidenze provenienti da paesi in via di sviluppo, sembra dimostrare un contributo moderato ma significativo dell’ambiente in cui viviamo sul rischio di sviluppare il diabete tipo 2, evidenziando che alti livelli di “camminabilità” e l’abbondanza di spazi verdi sono associati ad un ridotto rischio di diabete, mentre più elevati livelli di NO2, di PM2,5 e l’inquinamento acustico possono incrementarlo.

In conclusione, secondo gli autori, vivere in un contesto urbano ordinato, poco rumoroso, ricco di verde e di luoghi in cui passeggiare piacevolmente potrebbe proteggerci anche dal diabete.


Enviromental Risk Factors for Developing Type 2 Diabetes Mellitus: A Systematic Review. Int J Envirom Res Public Health 2018;15(1):78