Una scoping review di 40 studi associa gli SGLT2i a una riduzione del 16-35% dell’incidenza di edema maculare diabetico e a una minore progressione della retinopatia. Nell’edema già presente, emerge anche una riduzione del burden terapeutico, soprattutto prima degli stadi avanzati di retinopatia. Evidenze prevalentemente osservazionali: gli SGLT2i potrebbero affiancare, non sostituire, la terapia anti-VEGF.
Uno studio di coorte su 411.188 pazienti con DT2 in terapia con GLP-1 RA mostra che, a 30 giorni, l’ossicodone si associa a un maggior rischio di eventi gastrointestinali gravi rispetto a idrocodone e tramadolo (0,51% vs 0,35% e 0,33%), soprattutto stipsi grave e occlusione intestinale. Nessuna differenza tra le molecole per la gastroparesi.
Utilizzo del CGM negli anziani: una narrative review ha analizzato studi RCT e di real world. I dati dimostrano che il CGM trova la sua migliore applicazione nelle persone con DM1 nelle quali riduce il rischio di ipoglicemia e negli anziani con DM2 in terapia insulinica basale in cui migliora il TIR e riduce l’iperglicemia.
Nelle persone con diabete, una salute cardiovascolare migliore (dieta, attività fisica, fumo, sonno, peso, lipidi, glicemia e pressione) aiuta a ridurre il rischio di declino cognitivo precoce anche in presenza di predisposizione genetica, con un beneficio relativo minore in chi è geneticamente più a rischio, anche se non sembra bastare a prevenire la demenza conclamata. Lo evidenzia un’analisi congiunta di UK Biobank e All of Us in oltre 50.000 persone con diabete pubblicata su Diabetes Care.
In una coorte di 1.495 persone con diabete di tipo 1 seguite per 10 anni, uomini e persone di origine afro-caraibica o asiatica mostrano un declino più rapido della funzione renale (eGFR). Il divario di genere nella funzione renale varia però sensibilmente per etnia, risultando minimo negli afro-caraibici e massimo nel gruppo ‘Altro’. Il dato suggerisce che sesso ed etnia interagiscono nel determinare l’eterogeneità del danno renale nel diabete di tipo 1, supportando un monitoraggio più intensivo nei sottogruppi a maggior rischio.
Una scoping review di 23 studi evidenzia che nelle donne in gravidanza con diabete tipo 1 o 2 l’attività fisica è generalmente insufficiente e tende a ridursi nel tempo, soprattutto per timore dell’instabilità glicemica, discomfort fisico e scarso supporto sociale. Le evidenze disponibili sono tuttavia limitate da importanti criticità metodologiche. Gli autori auspicano studi longitudinali che integrino sensori di attività e CGM e approfondiscano le barriere percepite da donne e operatori sanitari, per definire raccomandazioni più mirate.
L’analisi di estensione del trial ADJUST-T1D mostra che, in adulti con diabete tipo 1 e obesità in terapia con sistemi AID, la sospensione di semaglutide dopo 26 settimane si associa a un peggioramento significativo del time in range e a un aumento della variabilità glicemica rispetto al placebo, senza differenze nel rischio di ipoglicemia. I risultati suggeriscono che i benefici glicemici ottenuti durante il trattamento non si mantengano dopo la sua interruzione, sostenendo l’ipotesi di una necessità di terapia continuativa. Il campione ridotto (n=38) e il follow-up breve (12 settimane) invitano comunque a una lettura cauta dei risultati.
Una meta-analisi di 15 studi mostra che Il trapianto combinato rene-pancreas si associa a un controllo glicemico e lipidico nettamente superiore al solo trapianto di rene senza però ridurre il rischio di coronaropatia, ictus o vasculopatia periferica, con amputazioni raddoppiate post-intervento in entrambi i gruppi. Dati osservazionali da interpretare con cautela.
L’ESC pubblica, con l’ERA, la prima linea guida dedicata alla gestione congiunta di patologia cardiovascolare e malattia renale cronica: raccomandato lo screening di eGFR e uACR in tutti i pazienti con malattia cardiovascolare, popolazione in cui il diabete è tra i principali fattori di rischio, con SGLT2 inibitori e ACEI/ARB come pilastri terapeutici nella maggior parte dei pazienti con CKD.
Presentate all’ESC 2026 le nuove linee guida sullo scompenso cardiaco: semplificano la classificazione (HFrEF <50%, HFpEF ≥50%, scompare HFmrEF), introducono uno staging A–D, confermano gli SGLT2 inibitori come terapia fondante in tutte le frazioni di eiezione e raccomandano, per la prima volta, semaglutide o tirzepatide in pazienti con LVEF ≥45% e obesità (BMI ≥30 kg/m²) per migliorare sintomi e capacità funzionale.